Il commento

29 mag 2026
Esercito sicurezza

"Islamisti. Buonisti. Daspo, esercito, telecamere! Ma controllo e repressione non risolvono il problema perché la vera sicurezza si costruisce prima"

Ogni volta che si prova a parlare di sicurezza e si usa il termine "prevenzione" la destra parte all'attacco.

Islamisti. Buonisti. Servono daspo, esercito, telecamere non prevenzione.

Insomma, prova a metterci davanti a una scelta. O prevenzione o sicurezza.

Ma è una truffa. Perché la prevenzione non è l’alternativa alla sicurezza. È la parte della sicurezza che arriva prima del danno.

Questo non vuol dire negare le misure di controllo. Telecamere e presidi hanno una funzione. E, anzi, da anni diciamo che le forze dell'ordine sono sottodimensionate, sottopagate e mandate in missioni inutili come i canili in albania.

Ma se la tua politica della sicurezza si ferma lì, allora arrivi sempre tardi. Perché le telecamere registrano. A fatto compiuto.

I DASPO spostano. Dove?

Le pene puniscono. Dopo.

I presidi servono come deterrente. Per un po'.

Ma nulla di tutto questo affronta realmente il problema della sicurezza.

Da soli non risolvono marginalità, fragilità, recidiva, dipendenze, abbandono degli spazi, disagio giovanile, discriminazioni, marginalizzazione, povertà, conflitti.

E allora la domanda vera è: la sicurezza la vuoi governare, o la vuoi solo mostrare?

Perché agire di controllo e repressione non aiuta a risolvere il problema. Nella migliore delle ipotesi lo argina limitatamente. Nella più realistica serve solo a mantenere viva l'indignazione soffiando sul fuoco del pregiudizio.

Serve per i voti, ma non per la sicurezza. Perché la sicurezza vera si costruisce prima.

Si costruisce con educativa di strada, quando intercetti situazioni che altrimenti esplodono.

Si costruisce con spazi pubblici curati, vissuti, illuminati, non lasciati al degrado.

Si costruisce con servizi territoriali e salute mentale, perché ci sono fragilità che se le lasci sole o se provi a nasconderle, non spariscono. Fermentano, crescono, esplodono.

Si costruisce con mediazione, lavoro di comunità, presenza sociale nei quartieri.

Con servizi, accoglienza, comunità.

Non è buonismo. È sicurezza.

E non lo dice solo chi ha una visione sociale della politica. Lo dice perfino l’idea istituzionale di sicurezza urbana, che dentro ci mette vivibilità, riqualificazione, riduzione della marginalità, coesione sociale.

Solo che tutto questo è più difficile da vendere in uno slogan. Non fa scena come la repressione. Non ti regala il post con la divisa, il tornello, la telecamera, il titolo “pugno duro”.

E allora la destra sceglie la parte più facile: la risposta visibile. Quella che fa vedere che “sta facendo qualcosa”, anche quando quel qualcosa non basta.

Ma una politica seria non si misura da quanto punisce dopo. Si misura da quanto riesce ad evitarla prima. Si misura da quanto riesce a migliorare la vita di tutte le persone.

Non certo nascondendo le fragilità. Non scegliendo di non parlare. Non urlando alla repressione o alle pene esemplari.

La sicurezza vera comincia lì. Quando arriva dopo, sta già rincorrendo il fallimento della politica.

Quando arriva solo la repressione, vuol dire che la prevenzione è già mancata.

E sarà pure buono per la propaganda, una fucina perpetua di post da urlare per non risolvere i reali problemi del paese. Un solletico per la pancia di un elettorato a cui vendere ricette buone solo per racimolare qualche voto.

Ma almeno abbiate la decenza di chiamarla con il suo nome: non sicurezza ma propaganda.

Paolo Losco

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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