Il commento
27 mag 2026
Ah, la politica: quando gli assi fanno come Trinità e gli altri pigliano ceffoni. E su Padania quante contraddizioni a destra: anni fa si urlava per opposte ragioni
Non sono un politico, non possiedo l'acume necessario e non sono in grado di elaborare strategie manco per decidere cosa mangiare la sera stessa. In più, il concetto di diplomazia mi è del tutto alieno e mi incendio in un amen, come un pozzo di petrolio quando ci cade dentro un candelotto di dinamite con la miccia accesa.
Sono un modesto cronista che negli anni è riuscito a costruirsi tante buone fonti sulla base di solidi rapporti di lealtà e serietà.
Sicché posso permettermi il lusso di osservare le vicende della politica locale con un discreto distacco. Soprattutto, posso contare sulla memoria lunga di chi determinate stagioni le ha vissute in prima persona e oggi rivede, nella vicenda Padania Acque, un film già proiettato in passato, e mi contatta per rinfrescare la mia labile memoria.
Inciso: tutta questa vicenda mi ricorda tanto la celebre scena del bancone del film “...continuavano a chiamarlo Trinità”. Per intenderci, è quella in cui Terence Hill/Trinità fronteggia un tronfio Wild Cat Hendriks e finisce per schiaffeggiarlo ripetutamente, alternando una scarica di manrovesci alla rapidissima estrazione e ricollocazione della pistola nel fodero.
Dopo il primo giro di schiaffi Wild Cat rimane interdetto. Trinità, serafico, sorriso sottile, chiede: “Non ci hai capito niente, eh? Te lo rifaccio, se vuoi”.
E giù una nuova scarica di ceffoni alternati da estrazione e ricollocazione del revolver nel fodero.
Ecco, per farla breve: a me dopo tutto 'sto polverone su Padania Acque è venuta in mente esattamente quella scena. E in Terence Hill ci ho visto un misto di Luciano Pizzetti e Fabio Bertusi; mentre nel povero Wild Cat ci ho visto la politica cremonese.
Sì, perché è inutile girarci attorno: se Pizzetti tiene saldo il mazzo e distribuisce le carte da quasi quarant'anni a questa parte confermandosi l'unico vero politico di razza a Cremona, in questi anni si è distinta per netto distacco un'altra figura politica locale. L'unica in grado di poter dialogare con Pizzetti ad un livello che il resto dei nostri politici (con rispetto parlando per le persone) può solo sognare.
Non prendiamoci in giro: Pizzetti e Bertusi si trovano su sponde politiche opposte ma conoscono il codice "Enigma" attraverso il quale dialogare. E questo a molti non piace. Non piace a molti della sinistra e non piace a moltissimi della destra.
Non piace e spesso genera invidia. Perché a quel livello lì mica ci arrivi. O meglio, ci arrivi, ma dopo essere nato con una marcia in più (politicamente parlando, s'intende).
Negarlo equivale a negare l'evidenza alimentando rancore e invidia.
Ora, torniamo a Padania, senza qui riassumere la vicenda poiché anche io ho un cuore e non voglio mummificare i miei quattro lettori.
Lo scandalo principale qual è stato? La convergenza tra il Pd e una parte di Fratelli d'Italia (in orbita attorno al pianeta Bertusi). Il cosiddetto “accordo innaturale”, come qualcuno lo ha battezzato in drammatche analisi esposte sotto titoli apocalittici che gridano alla fine della politica cremonese, l'invasione delle cavallette, l'arrivo dei quattro Cavalieri, incendi frane terremoti tsunami e amenità del genere.
Ora, nessuno qui è nato ieri e dietro l'intesa ci possono essere diversi interessi che il comune cittadino fatica a scorgere, ma un fatto è certo: il primo obiettivo è stato quello di modificare lo Statuto della Società per introdurre il limite di mandato. Il secondo obiettivo è stato quello di far rispettare quella modifica partendo dal primo voto utile, ossia quello per il collegio dei sindaci.
“Rinnovamento” e “cambiamento” sono state le parole d'ordine che hanno traghettato l'operazione.
Detta così, francamente, non pare roba all'altezza della crisi dei missili di Cuba, della congiura di Catilina o della crisi di Sigonella. Ma forse sono io che ho una percezione alterata. Chissà.
Fatto è che non appena si è diffuso per l'aire l'afrore di accordo o quantomeno di comunità d'intenti tra PD e Fratelli d'Italia (una parte di), è venuto giù il mondo. “Inciucio”, “accordo contro natura”, “porcheria” e avanti così.
Ora, ci sta che non tutti fossero d'accordo, ci mancherebbe altro. Ma siamo sicuri che alla forma corrisponda la sostanza?
In altre parole: ci si è scagliati contro l'operazione in sé o contro il fatto che l'operazione, per poter andare in porto, doveva passare per una convergenza tra due partiti che sarebbero in effetti in antitesi l'uno all'altro?
No perché se la risposta è la seconda – ci si è scagliati sull'accordo “contro natura” - allora vien da pensare che siamo ancora ai tempi della Guerra Fredda: io odio te, tu odi me e ci guardiamo in cagnesco e occhio al primo che fa la mossa. Ma soprattutto, qui qualcuno dimentica il passato. Anche quello recente, mica il Risorgimento Italiano.
TENTATIVI D'INTESA CHE PARTONO DA LONTANO
Agosto 2024: meno di due anni fa. Titolo di CremonaOggi: “Rinnovo della Provincia: tra gli schieramenti prove di lista unica”.
Attacco dell'articolo: “Centrodestra e centrosinistra pronti a lavorare insieme con la stessa unità di intenti in previsione delle prossimi elezioni per il rinnovo dell’ente Provincia”.
'Spetta, mica è finita: “Martedì sera per la prima volta gli esponenti politici dei due schieramenti si sono incontrati nella sede del Pd di via Ippocastani. Un incontro tra tutte le forze delle due coalizioni: presenti Psi, Italia Viva, Azione e la lista civica Fare Nuova Cremona Attiva per il centrosinistra; centrodestra al gran completo con Lega cremonese e cremasca, Fratelli d’Italia, Udc e Forza Italia. Un incontro sì di conoscenza, ma per mettere delle basi al lavoro che attende la politica locale” (PS - l'articolo è corredato da una foto dei vertici del centrodestra confortevolmente accomodati su poltroncine nella sede del PD).
Capito l'antifona? Quelli che adesso gridano al complotto, meno di due anni fa erano ospiti nella sede del PD per cercare un'intesa su una lista unica per l'ente Provincia.
Passa qualche tempo e l'operazione naufraga. Saltiamo al 26 settembre 2024.
Sempre CremonaOggi titola: “Ancorotti: "Dietro il flop della lista unica la ricerca di piccole prebende". Il senatore di Fratelli d’Italia interviene a gamba tesa, come già avvenuto in passato, sulla mancata convergenza delle forze politiche cremonesi per dare vita a una lista unica per l'elezione del presidente della Provincia”.
Eccolo. Renato Ancorotti, senatore di Fratelli d'Italia. L'uomo degli interventi maschi, a testa bassa. Roba che Gattuso al confronto è un'educanda.
Ancorotti, colui che con maggiore veemenza, pochi giorni fa, si è scagliato contro l'accordo “innaturale”, la "porcheria", per Padania Acque.
Meno di due anni fa lo stesso Ancorotti dichiarava (sempre da CremonaOggi): “Sono molto rammaricato, sarebbe servita una trasversalità per portare questa provincia fuori dal guado. Se non si è trovata la quadra, credo che – più che per i partiti – sia stato a causa degli interessi di persone che mirano a guadagnarsi una posizione. In politica ci sono mercenari e io con queste persone non voglio avere a che fare”.
Su una cosa è rimasto coerente: sulle accuse ai “mercenari” della politica. Per il resto, per Ancorotti così come per tutto il centrodestra, l'intesa con il PD per giungere a una lista unitaria era cosa buona e giusta. Lo dice chiaramente quando parla di trasversalità. Quella stessa trasversalità che oggi guarda come fosse un focolaio di Ebola che spira nella sua direzione.
Per la Provincia sì. Per Padania Acque no.
Ecco, adesso sono io a sentirmi come Wild Cat Hendriks: ho incassato un paio di round di ceffoni e non ci sto capendo più una mazza.
Cerco conforto scartabellando la stampa locale, ma tutto quello che ne ottengo è maggiore smarrimento. Mi sento un satellite alla deriva nelle profondità dello spazio, in costante allontanamento dal nostro sistema solare.
Ground control to Major Tom... canta Bowie da chissà dove.
I PRECEDENTI DEL 2005-2009
Eh già perché chi una certa stagione politica l'ha vissuta, ricorda bene cosa accadde negli anni compresi tra il 2005 e il 2009.
Anche allora si era alle prese con le varie partite per le nomine in Padania Acque (torniamo quindi allo stesso campo da gioco).
E che ti salta fuori dai vecchi articoli de La Provincia e de Il Piccolo? Salta fuori che Ancorotti, all'epoca consigliere provinciale, si scagliò contro l'allora giunta Torchio accusandola, insieme al centrosinistra, di usare Padania Acque come “ammortizzatore per politici non eletti”.
E a supporto delle accuse, sulla stampa locale non sono mancati articoli nei quali l'opposizione del tempo (ossia il centrodestra) ha aspramente contestato alcuni curricula, definendo i rispettivi proprietari come “funzionari di partito” non in possesso del necessario background tecnico per condurre una società come Padania.
Ma come? Se è il centrodestra a volere “ingessare” tutto va bene e i cattivi son quelli del PD e una quota di Fratelli d'Italia. Se invece è il centrosinistra a dare le carte – come vent'anni fa – beh, allora Padania Acque è considerata un “poltronificio”.
Sì, la politica è un animale strano. Una chimera. Un camaleonte che muta in continuazione in relazione al contesto nel quale muove i suoi passetti lenti e silenti.
Fatto è, ragazzi, che vien dura seguirvi.
Pure chi si occupa di farlo per lavoro, come il sottoscritto, si sveglia intontito come Wild Cat Hendriks dopo la seconda raffica di ceffoni, ve lo assicuro.
Figuriamoci la sciura Maria, che da Padania Acque, eccellente società che ha ben operato (nessuno lo ha messo in discussione), si vede arrivare semplicemente la bolletta.
E dei vostri scambi di ceffoni e ruotare di revolver davanti al bancone del saloon capisce poco o niente.
Ma questa è la politica, baby. Non c'è da capirla, c'è solo da avere buona memoria e ricordare sempre che in fondo la politica è l'arte del compromesso.
E talvolta sulla tua strada ti capita di incontrare un Trinità, che in fatto di ceffoni (politici) e volteggio di revolver (politico) sta una spanna sopra di te.
E a quel punto che puoi fare? Se sei furbo, ci tratti. Se sei meno furbo (o sei semplicemente persona verace ma ti accendi come un cerino strusciato su carta vetrata) ci vai allo scontro.
E finisce che porti a casa una raffica di ceffoni e tutto quel che pui fare è stoppare per tempo la domanda: “Non ci hai capito niente, eh? Te lo rifaccio, se vuoi”.
Federico Centenari
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