Il commento

24 mar 2026
Degli Angeli Marco

"Referendum, il no degli italiani alla propaganda. Quando chiedi ai cittadini di cambiare la Costituzione, non puoi permetterti approssimazione"

Il dato più evidente, prima ancora del risultato, è la partecipazione. Quasi il 59% degli aventi diritto è tornato alle urne. Non accadeva da tempo. Non è un record — e sarebbe ridicolo raccontarlo così — ma è abbastanza per dire che qualcosa si è mosso.

Non è stato un risveglio. È stata una reazione. Gli italiani si sono messi di traverso. Lo hanno fatto al termine di una campagna referendaria tra le più brutte degli ultimi anni: dura, livorosa, spesso disonesta. Una campagna costruita più su slogan che su spiegazioni, più su paure che su contenuti.

E alla fine hanno detto no. No a una riforma che metteva mano alla Costituzione senza costruire consenso. No a un intervento presentato come la soluzione ai mali della giustizia, ma che con la giustizia — quella che i cittadini incontrano ogni giorno — aveva poco a che fare. Era una riforma della magistratura, non della giustizia. E non avrebbe reso i processi più veloci, né più giusti.

Lo ha ammesso lo stesso ministro Carlo Nordio. Smentendo, nei fatti, mesi di propaganda. Perché di questo si è trattato: propaganda.

Giorgia Meloni, solo tre mesi fa ad Atreju, prometteva che con il sì “non ci sarebbe stato più un Garlasco”. Salvo poi dimenticarsene ad esplicita domanda di Mentana il giorno prima del voto. Matteo Salvini e altri esponenti di governo assicurava una giustizia più rapida. Poi arrivava Giulia Bongiorno a dire che “un ignorante può pensarla così”. Non un’opposizione feroce: la stessa maggioranza che si contraddiceva da sola.

E intanto si alzavano i toni, fino a superare il limite. La magistrata Giusi Bartolozzi, caposegreteria di Nordio, che parla di “plotone d’esecuzione” e invita a votare sì per “togliersi di mezzo”. Il sottosegretario Andrea Delmastro che alimenta polemiche e sospetti. Una comunicazione scomposta, aggressiva, spesso sopra le righe.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Quando chiedi agli italiani di cambiare la Costituzione, non puoi permetterti approssimazione. Non puoi vendere scorciatoie. Non puoi dire tutto e il contrario di tutto.

Perché alla fine succede questo: gli elettori, anche senza entrare nei dettagli tecnici, si fermano. E si fanno una domanda semplice, quasi brutale: davvero vogliamo affidare la Costituzione a questa classe politica?

La risposta è stata no. Un no netto, politico, consapevole. Non un riflesso conservatore, ma un atto di prudenza democratica. La difesa di un equilibrio costruito da chi, dopo la guerra, sapeva bene quanto fosse fragile.

Questo voto non risolve i problemi della giustizia. Ma smonta una narrazione: quella per cui bastava una riforma, venduta male e spiegata peggio, per cambiare tutto.

Non era così. E gli italiani lo hanno capito.

Il segnale è chiaro. La partecipazione torna a salire, ma soprattutto torna a pesare. Quando percepiscono un rischio vero, gli elettori rispondono. E non si fanno guidare dagli slogan.

Non è una rivoluzione. Ma è abbastanza per ricordare alla politica un fatto elementare: la Costituzione non si tocca con la propaganda.

E nemmeno con la presunzione.

Marco Degli Angeli

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