Il commento
31 mar 2026
Fratelli d'Italia Cremona tra scosse nazionali e tensioni locali: lo stretto rapporto tra Santanchè e Ancorotti apre non pochi interrogativi sul futuro
La scossa arrivata da Roma rischia di propagarsi con effetti profondi anche nei territori. L’estromissione di Daniela Santanchè da Ministro del Turismo da parte della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni segna infatti un passaggio politico tutt’altro che marginale.
Una scelta che, secondo molti osservatori, si inserisce nella volontà della premier di dare un segnale netto di discontinuità, soprattutto all’indomani dell’esito del referendum sulla giustizia.
Un cambio di linea che non può non avere ripercussioni anche nella provincia di Cremona, territorio in cui Santanchè ha costruito negli anni una presenza politica solida e continuativa, risultando eletta ininterrottamente per quasi due decenni. Ma soprattutto, un’area in cui la sua influenza si è tradotta in scelte politiche concrete, come l’ascesa dell’imprenditore Renato Ancorotti.
Proprio Ancorotti rappresenta uno dei tasselli più significativi di questa vicenda. La sua elezione al Senato, avvenuta tramite inserimento nei listini bloccati, è stata letta da molti come il frutto diretto dell’intercessione politica della Santanchè. Un rapporto stretto, costruito nel tempo, che ha riportato l’imprenditore cremasco al centro della scena politica dopo una fase di allontanamento.
Il suo percorso, del resto, è sempre stato caratterizzato da oscillazioni. Di estrazione berlusconiana, Ancorotti ha ricoperto incarichi amministrativi a Crema e in Provincia tra le fila di Forza Italia, attraversando fasi segnate da rotture e successivi riavvicinamenti al centrodestra, oltre a momenti di dialogo con il centrosinistra.
Un profilo poco avvezzo alle dinamiche più strutturate dei partiti, nelle quali ha spesso mostrato difficoltà a trovare una collocazione stabile. Non a caso, oggi, dentro Fratelli d’Italia, appare a molti come un corpo estraneo.
Ed è proprio qui che emergono le criticità. All’interno di Fratelli d’Italia, Ancorotti non sembra aver costruito una leadership riconosciuta: scarso radicamento tra gli iscritti, influenza limitata nelle scelte politiche e candidati affermatisi nei congressi locali spesso a lui poco graditi. Un quadro che lo rende politicamente fragile, ancor più ora che la sua principale sponsor attraversa una fase di evidente difficoltà.
La domanda che serpeggia negli ambienti politici locali è inevitabile: cosa accadrà tra un anno alle elezioni politiche? Senza la copertura della Santanchè, la posizione di Ancorotti appare meno solida, mentre il partito sul territorio sembra vivere una fase di stallo.
A Crema, in particolare, la situazione è emblematica. Nonostante le 502 tessere registrate, diversi osservatori mettono in dubbio l’esistenza di una maggioranza chiara tra gli iscritti. E se in passato Ancorotti aveva denunciato apertamente le dinamiche legate ai “professionisti delle tessere”, oggi sembra essersi mosso in prima persona proprio sul fronte del tesseramento, alimentando ulteriori tensioni interne.
Nel frattempo, il partito resta commissariato sotto la guida dell’onorevole Carlo Maccari, dopo le dimissioni di Alberto Bonetti dello scorso 14 ottobre. Cinque mesi di immobilismo politico, senza incontri con gli iscritti in una delle principali città della provincia, sollevano interrogativi non banali.
Si tratta di una semplice fase di riorganizzazione o di una scelta deliberata di rinviare il confronto interno? In un contesto in cui Fratelli d’Italia rappresenta il primo partito per consenso elettorale in città, la mancanza di attenzione verso il territorio rischia di tradursi in un boomerang politico.
Anche sul fronte congressuale, il clima appare cambiato. Ancorotti, che in passato invocava con forza un congresso, sembra ora orientato verso soluzioni più ristrette, puntando a un accordo tra pochi. Una strategia che potrebbe rivelarsi rischiosa in un partito dove il consenso interno appare tutt’altro che consolidato.
La vicenda Santanchè-Ancorotti diventa così il simbolo di una fase più ampia di ridefinizione degli equilibri politici, in cui le dinamiche nazionali e locali si intrecciano profondamente.
E mentre da Roma arriva un segnale di discontinuità, nei territori si apre una partita tutta da giocare, tra leadership da ricostruire, equilibri interni da ridefinire e un elettorato che, a un anno dal voto, osserva con crescente attenzione.
G. Ferrari
© RIPRODUZIONE RISERVATA