L'inchiesta
22 lug 2026
Chi è Federica di Martino, "Nostra Signora degli Aborti", la donna che da Salerno ha fatto sì che il sindaco rimuovesse il manifesto pro-vita finendo nella bufera
Il primo a fare il nome di Federica di Martino è stato il consigliere comunale Matteo Carotti, di Fratelli d'Italia. Piaccia o meno, Carotti in questa storia è una figura chiave.
E' stato lui il primo consigliere a intervenire sulla vicenda. Lo ha fatto il 12 giugno, poche ore dopo che Cremona Libera ha pubblicato il primo articolo sulla rimozione del manifesto pro-vita davanti all'ospedale (qui il link).
Nella prima mattinata del 12 giugno, con il pezzo preparato la sera precedente, abbiamo dato la notizia. Alle 11.02 di quello stesso giorno la casella mail dei quotidiani locali riceve il comunicato stampa con il quale Carotti dichiara di aver presentato un'interrogazione sulla rimozione del manifesto da parte del sindaco.
Tutti pubblicano il comunicato di Carotti. Il caso esplode.
Carotti era a conoscenza della rimozione del manifesto prima di Cremona Libera?
Interpellato ieri telefonicamente, il consigliere ha negato fermamente. Afferma di aver presentato l'interrogazione subito dopo aver letto la notizia su questo online.
E a suo favore depone il fatto che nelle premesse dell'interrogazione il consigliere abbia effettivamente citato l'articolo di Cremona Libera, parlando tuttavia erroneamente di "intervista" al sindaco, mentre la ricostruzione era indiretta e nell'occasione Virgilio non ha rilasciato dichiarazioni.
La materia è complessa, delicatissima. Però nel giro di tre ore al massimo, Carotti invia ai giornali un'interrogazione stilata in modo impeccabile, accompagnata da un comunicato nel quale dimostra di aver compreso perfettamente la vicenda e d'aver già inquadrato tutte le implicazioni di quello che di lì a poche ore diventerà il “caso politico” più discusso dell'ultimo anno a Cremona.
Non abbiamo motivo di dubitare delle parole del consigliere, ma i tempi sono davvero stretti e l'impressione iniziale fatica a dissolversi.
Cui prodest?
Chi, l'undici giugno, ha passato l'informazione a Cremona Libera aveva interesse che la notizia uscisse, ovviamente. E dal momento che nessuno “regala” una notizia a un cronista è imperativo porsi il proverbiale cui prodest: la notizia ci è stata passata perché qualcuno era a conoscenza delle mosse di Carotti e, facendolo anticipare da un giornale confidava di “attutire” l'impatto dell'interrogazione?
Non ci è dato sapere. E oltre, con le ipotesi, non è possibile andare senza rompere il patto con la nostra fonte, pertanto ci fermeremo qui.
Rileviamo il mero fatto: la scansione rapidissima degli eventi.
Chi è Federica di Martino
Ma il nome di Carotti emerge una seconda volta in tutta questa storia, e ancora una volta lo fa dimostrando quanto il consigliere sia un elemento cardine.
Perché il primo a fare il nome della persona che ha inviato l'ormai famosa segnalazione al sindaco Virgilio a proposito del manifesto davanti all'ospedale è proprio lui: Carotti.
Il consigliere ha rivelato quel nome – al quale da mesi cittadini, politici e giornalisti, davano la caccia – con una nonchalance disarmante. Lo ha fatto esattamente ieri l'altro, lunedì 20 luglio.
E ancora una volta, si è mosso con un comunicato stampa inviato ai giornali (qui il link). L'oggetto era la mancata partecipazione del sindaco e della maggioranza alla riunione della Commissione Vigilanza, convocata proprio per approfondire l'operato del primo cittadino.
Ecco il passaggio chiave: “(...) questa vicenda riguarda una decisione che ha profondamente diviso la città e nasce da una segnalazione di chi non vive il contesto cremonese. In data 16 luglio 2026, Federica Di Martino, candidata al Consiglio Comunale di Salerno per il Movimento 5 Stelle, ha pubblicamente rivendicato di essere stata l'autrice della segnalazione agli uffici del Comune di Cremona che ha poi portato alla rimozione del manifesto del Centro di Aiuto alla Vita”.
Questo ha scritto Carotti nel suo comunicato stampa di lunedì, dimostrando di conoscere la vicenda meglio di chiunque altro, cronisti compresi.
Come ha fatto il consigliere, ancora una volta, ad essere così sul pezzo?
Lui dice che sull'intera vicenda ha presentato una richiesta di accesso agli atti e aggiunge che il nome della Di Martino lo ha verificato semplicemente scorrendo un preciso profilo Instagram.
Abbiamo fatto la stessa cosa e la risposta a mille domande susseguitesi in questi mesi era lì, sotto gli occhi di tutti. In un post pubblicato sei giorni fa su un profilo Instagram aperto a tutti.
La risposta è sotto gli occhi di tutti
Il profilo si chiama “ivgstobenissimo” (dove ivg sta per “interruzione volontaria di gravidanza”). Il logo riporta “IVG, ho abortito e sto benissimo”, il profilo è definito “Community”, conta oltre 62mila follower e la descrizione riporta la frase: “Nostra Signora degli Aborti”.
Nella gallery fotografica in calce a questo articolo riportiamo alcuni scatti dal profilo Instragram in questione.
Nostra Signora degli Aborti
Chi è costei? E' sufficiente scorrere i post e svolgere una rapida ricerca online per appurarlo: Federica di Martino, originaria di Salerno, psicologa e psicoterapeuta iscritta all'ordine degli Psicologi della Regione Campania, nel territorio campano “esercita principalmente la sua attività clinica e di attivismo”.
Alle elezioni amministrative a Salerno, il 24 e 25 maggio 2026, è stata candidata per il Movimento 5 Stelle.
Ma, più importante per questa storia, dal 2018 gestisce la piattaforma “IVG, ho abortito e sto benissimo”. “Il progetto – si apprende online – combatte lo stigma e i sensi di colpa legati all'interruzione volontaria di gravidanza, offrendo supporto e dati sull'applicazione della Legge 194 in Italia”.
Dietro alla segnalazione pervenuta al sindaco di Cremona c'è lei.
La rivendicazione
La prima immagine del “carosello” pubblicato su Instagram è titolata: “Rimossi i manifesti antiabortisti davanti all'ospedale di Cremona”. Sotto, l'attivista campana annota: “Mi autodenuncio e rivendico: la pec con la segnalazione e la richiesta di rimozione l'ho inviata io”.
Segue una foto dell'ormai famoso manifesto un tempo esposto alla fermata dell'autobus davanti all'ospedale di Cremona, poi lo slogan: “Fuori gli antiabortisti e la loro propaganda dai luoghi della sanità pubblica”.
Come si sono svolti i fatti
Nell'immagine seguente la donna inizia a riassumere i fatti partendo da una premessa: «Nel marzo 2026 mi è stata segnalata una cartellonistica antiabortista, regolarmente affissa, che si trovava alla pensilina dell’autobus davanti all’Ospedale di Cremona, che tra le altre cose è un punto IVG. Questo significa anche che donne che hanno abortito o stanno recandosi in ospedale per la procedura sono costrette a interfacciarsi con un manifesto che vede la madre con un bambino e la scritta “Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso, il tuo coraggio. FALLO VIVERE, non abortire”».
Al netto delle considerazioni di merito, la scansione dei fatti corrisponde a quanto appurato a suo tempo da Cremona Libera. I tempi sono quelli, le modalità anche.
Annota Di Martino nell'immagine successiva: “Un manifesto del genere, che si trova in uno spazio ufficiale antistante l’ingresso di un punto IVG rappresenta l’ennesima umiliazione e tentativo di colpevolizzazione a scapito delle donne e di chi sceglie di interrompere volontariamente una gravidanza. Da sottolineare come il manifesto fosse regolarmente affisso tramite accordo commerciale intercorso fra Movimento per la Vita e IPAS, presente dunque nella stessa sede adiacente all’ospedale da circa 6 anni”.
L'accusa a PD e ad AVS
Aggiunge non senza polemica la donna: “La domanda sorge spontanea: cosa è stato fatto in 6 anni? Perché i DEM e AVS, che hanno commentato positivamente la rimozione del manifesto da parte del sindaco Virgilio non si sono attivati giusto un attimo prima aspettando, come sempre, che intervenissero i movimenti dal basso?”.
La domanda è volutamente lasciata in sospeso, perché nella foto seguente Di Martino scrive: “Cosa accade? In seguito alla segnalazione, in data 20 marzo 2026, scrivo immediatamente una pec al Comune e al sindaco di Cremona Andrea Virgilio per segnalare l’accaduto e chiedere l’immediata rimozione del manifesto”.
Un momento, giusto per riassumere la scansione: nel mese di marzo di quest'anno qualcuno, chiaramente da Cremona, contatta questa attivista a Salerno e la informa del manifesto che da sei anni è regolarmente esposto davanti all'ospedale.
L'attivista campana si attiva “immediatamente” e il 20 marzo invia una Pec al Comune di Cremona e al sindaco Virgilio chiedendo la rimozione del manifesto.
Il testo della Pec al Comune e al sindaco
La stessa Di Martino, sempre sul suo profilo Instagram, pubblica il testo della segnalazione inviata via Pec. Eccola:
“Sono Federica di Martino e scrivo in merito alla segnalazione giuntami presso la mia piattaforma “IVGstobenissimo” che segnalava la presenza, alla pensilina della fermata all’ingresso dell’ospedale, di un manifesto di varie associazioni e gruppi antiabortisti che recita: “non rinunciare alla felicità, avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso, il tuo coraggio. Fallo vivere, non abortire” con il numero di telefono di SOS Vita (si allega foto).
Si ricorda che nell’ospedale di Cremona è sito un punto IVG, e che questi cartelloni, chiaramente colpevolizzanti e stigmatizzanti, potrebbero essere letti da donne che in quel momento stanno per effettuare la pratica o stanno ritornando dopo averla effettuata. Tutto questo è fortemente violento, nonché lesivo nei confronti del benessere psicologico delle donne in merito alla loro libertà di scelta e autodeterminazione.
Per questo si chiede al Comune di Cremona l’immediata rimozione dello stesso, al fine di garantire un accesso dignitoso a una pratica della salute garantita da una legge dello Stato.
Cordiali saluti”.
La segnalazione va in porto
Passano le settimane. A metà giugno il caso esplode a Cremona, poi, annota l'attivista, “In data 14 luglio ricevo una pec di trasmissione di istanza di accesso documentale da parte del Comune di Cremona in cui mi si informa che, a seguito della segnalazione, e dunque visione e comprensione del contenuto, il sindaco Virgilio ha provveduto alla rimozione del manifesto SOS vita”.
Se la data indicata dalla donna è corretta – 14 luglio – solo pochi giorni fa all'attivista arriva la conferma che a Cremona la battaglia è vinta.
Non a caso, nella foto seguente, Di Martino scrive: “Il manifesto, dunque, è stato definitivamente rimosso. Un traguardo importante per le donne e le libere soggettività che da oggi non si troveranno più costrette a guardare un cartellone che ha come unico scopo quello di far desistere le donne dalla scelta di abortire attraverso frasi colpevolizzanti e giudicanti. La maternità è e resterà sempre una libera scelta che nessuno può imporre, meno che mai attraverso la stigmatizzazione e il senso di colpa forzato. Gli spazi pubblici della salute sono e devono restare laici”.
Dove tutto è partito
Di rilievo è la foto successiva, titolata “Le posizioni del sindaco Andrea Virgilio”. Scrive l'attivista: “I dati dell’istanza di accesso ai documenti prevede (sic; ndr), nel rispetto della privacy, che le informazioni del richiedente vengano oscurati (sic). Trovo politicamente necessario rivendicare da chi proviene quella richiesta: dal basso, dai movimenti, da una donna che ha abortito e che non tollera più nessuna ingerenza sui nostri corpi. Per cui eccomi qua. Ciao amici antiabortisti”.
Dunque, la primisima segnalazione, quella che ha di fatto messo in moto tutto dando il "La" all'attivista di Salerno, proviene da "una donna che ha abortito", una donna che frequenta i movimenti.
Questo collima con quanto affermato il 15 giugno dal Coordinamento Donne Sinistra Italiana Cremona, che in una nota stampa ha precisato: "Alleanza Verdi e Sinistra Cremona, da cui è partita una delle varie segnalazioni al Sindaco Virgilio sull'inopportuna affissione del manifesto anti-abortista sulla pensilina della fermata del bus di fronte all'Ospedale Civile di Cremona (...)" (qui l'intervento).
La preghiera davanti all'ospedale
Il post su Instagram dell'attivista campana prosegue con un paio di immagini, poi un passaggio dedicato a un altro elemento messo in luce da questa vicenda.
“Purtroppo non finisce qui... - scrive la donna - Nonostante il traguardo raggiunto, il movimento antiabortista non si rassegna, e dopo aver piagnucolato a destra e a manca (ma soprattutto a destra, come di consueto) continua ogni mercoledì a riunirsi davanti all’ospedale di Cremona per pregare contro l’aborto. L’ennesimo atto di violenza e colpevolizzazione che ricade sulla libertà autodeterminativa delle donne sui loro corpi”.
La chiusura provocatoria (e inelegante) del post
Infine, l'immagine che chiude la slide del post su Instagram, nella quale la donna annota: “Nel ringraziare il Sindaco Virgilio per aver accolto la mia richiesta e aver rimosso il cartellone antiabortista davanti a un luogo della salute pubblica, oltretutto un punto IVG, continuiamo a domandarci come sia stato possibile stipulare un accordo di lunga durata per affissione pubblica. Ci domandiamo cosa abbia fatto la maggioranza fino ad oggi, perché è facile battere le mani e complimentarsi ma poi hanno il potere di muoversi e non lo fanno, aspettando che siano i movimenti dal basso, come al solito, a sopperire alle loro mancanze. Una cosa è certa: non un solo passo indietro sulla libertà sui nostri corpi e sulle nostre scelte”.
Decisamente poco elegante il “saluto” finale ai follower: “La sanità è pubblica, l’aborto un diritto. Obiettate su sta grandissima fregna”.
Le domande ancora aperte
Commissione Vigilanza "disertata", "boicottata", convocata con eccessiva enfasi o meno, ecco come sono andate le cose stando alla rivendicazione dell'attivista salernitana.
Molte sono le domande ancora aperte, la prima delle quali è come possa una vicenda così complessa e delicata essere partita in sordina da Cremona, dove quel manifesto se ne stava praticamente invisibile da sei anni appeso a una pensilina, transitata da Salerno e rimbalzata nuovamente a Cremona.
Per quale motivo – se non, come peraltro da lui stesso sempre affermato, per una questione di inclinazione ideologica personale – il sindaco ha deciso di accogliere una richiesta proveniente da Salerno, riguardante un contratto di affissione prossimo alla scadenza (stando a quanto affermano alcuni consiglieri), esponendosi a un bombardamento mediatico senza precedenti?
Impensabile che Virgilio, con l'esperienza politica maturata in decenni, non avesse messo in conto le conseguenze della sua decisione.
Una possibile spiegazione potrebbe annidarsi nella notorietà di "Nostra Signora degli Aborti". Federica di Martino è quel che si dice un personaggio pubblico. "Vanta" una voce su Wikipedia, ha un forte seguito social, è comparsa sulle pagine di Vanity Fair, Domani, Fanpage e altri organi di stampa nazionali.
Che il sindaco temesse che un diniego a fronte della Pec della Di Martino potesse scatenare la reazione "social" della donna trascinandolo in una bufera politica ben peggiore di quella che tutto sommato è rimasta confinata a Cremona?
Si tratta di una mera ipotesi di chi scrive, senza alcun supporto concreto, è bene precisarlo.
E ancora: perché far filtrare la notizia, anticipando un polverone che chissà, magari si sarebbe potuto contenere?
A beneficio di chi voleva i dettagli della genesi della vicenda, se non altro, ecco da dove è partito tutto.
Galleria fotografica
Guarda le immagini a scorrimento (clicca sulla foto per ingrandire)
Federico Centenari
© RIPRODUZIONE RISERVATA