L'inchiesta
26 feb 2026
Il crollo della passerella sull'Adda e quei passaggi critici nei documenti dell'AIPO. Siamo davvero sicuri che la progettazione sia stata fatta a dovere?
Premessa necessaria: il crollo in tre fasi della passerella ciclopedonale sull'Adda è sotto la lente della Procura di Lodi e di Crema. Saranno pertanto i magistrati a valutare la vicenda e, nel caso, a individuare le cause e le eventuali responsabilità relative a quanto avvenuto nelle scorse settimane (qui un nostro articolo con interessanti rivelazioni del sindaco di Crotta).
Dall'esame di alcuni documenti dell'AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po), l'ente al quale è stata affidata la gestione dell'opera e che a sua volta ha appaltato i lavori, emergono tuttavia fin da ora diversi spunti interessanti.
Spunti che portano a porsi domande sulla reale qualità del progetto e su determinate criticità che hanno imposto alcune modifiche in corso d'opera.
LA DETERMINA DELL'AIPO
Il punto di partenza è la Determina Dirigenziale AIPO n. 188 del 22/02/2024, relativa al “Lotto funzionale prioritario – Tratto da San Rocco al Porto (LO) a Stagno Lombardo (CR) della ciclovia turistica nazionale VenTo – Realizzazione passerella addossata al ponte SP196 sul fiume Adda in Comune di Maccastorna”.
La determina riguarda in particolare la “aggiudicazione, approvazione variante suppletiva ed impegno di spesa per estensione lavori ed estensione incarico direzione lavori e CSE, impegno per espropri ed incentivo”.
Ora, il fatto che tre tronconi della passerella siano crollati nell'arco di una settimana, ancora prima che la passerella stessa venisse collaudata, stride con le motivazioni di una richiesta di variante avanzata dalla Direzione Lavori, richiesta che emerge dalla determina in questione.
Al punto 8 di pagina 7 del documento si legge infatti: “Il Direttore dei lavori, con nota consegnata in data 21-11-2023, ha comunicato al Responsabile del Procedimento che nel corso di esecuzione dei lavori si è manifestata la necessità di introdurre modifiche alle previsioni originarie di progetto con la conseguente necessità di una perizia modificativa del contratto in corso di esecuzione, che assesti la spesa complessiva ed accerti il maggior onere da corrispondere all'Appaltatore, nelle disponibilità del Quadro Economico finanziato, per le lavorazioni ritenute necessarie alla fruibilità in sicurezza dell'opera”.
In soldoni, a un certo punto delle operazioni, “si sono manifestate inaspettate difficoltà di esecuzione, derivanti da cause impreviste e non prevedibili nella fase progettuale” (è quanto riporta l'atto), così il direttore dei lavori comunica al Responsabile del Procedimento che sono necessarie modifiche al progetto.
La cosa che appare evidente è che non si sta parlando di cifre di poco conto, bensì di un aumento di circa il 50% dei costi previsti nell'appalto. E questo si evince sempre dall'atto, laddove si considera che “l’offerta presentata dall’ATI (…) (Associazione Temporanea di Imprese: si preferisce qui non indicare i dati esatti delle ditte dal momento che sono in corso indagini; ndr) è stata ritenuta meritevole di accoglimento, per cui a favore della predetta ATI è stata formulata la proposta di aggiudicazione dei lavori in oggetto, per l’importo complessivo di € 2.764.656,39 di cui € 2.619.656,39 per lavori ed € 145.000,00 per oneri della sicurezza al netto del ribasso offerto del 17,570% (diciassette/570 percento)”.
Sempre nella determina, a pagina 8 si legge: “EVIDENZIATO quanto sopra, si è reso necessario procedere alla redazione di una perizia di variante suppletiva, redatta dal Direttore dei lavori Ing. (...) dello Studio (…) ai sensi dell’art. 120 del D.lgs 36/2023 comma 2 e 3, dell’importo complessivo netto di € 1.306.585,21 (oneri sicurezza compresi) con un incremento dell’importo contrattuale di € 1.594.033,96 (IVA compresa) rispetto al contratto principale Rep. n. 4495 del 19/04/2023”.
In parole povere: l'impresa si aggiudica l'appalto offrendo un ribasso del 17% rispetto alla base d'asta, da 3,1 a 2,6 milioni (rinunciando a circa mezzo milione). Procedura assolutamente legittima, sia chiaro.
Successivamente, però, a fronte di “inaspettate difficoltà di esecuzione, derivanti da cause impreviste e non prevedibili nella fase progettuale”, a giudizio del direttore dei lavori si rende necessaria una variante del valore di 1,3 milioni di euro, ossia il 50% in più rispetto al costo di aggiudicazione dei lavori. Insomma, una cifra decisamente consistente che va ad aggiungersi a quella iniziale.
La richiesta di variante viene sottoposta al Responsabile Unico del Progetto e viene accolta. Ma a questo punto è interessante rilevare che per quel ponte era già stato previsto un accantonamento (Fondo Imprevisti indicato a pagina 5 della determina) per un importo pari a 2.229.975,45 euro, al quale si va ad attingere per coprire il costo della variante.
Si può dire, alla luce dell'accantonamento, che l'opera parte non senza aver messo nel conto un consistente volume di potenziali imprevisti.
Ma a lasciare perplessi è la giustificazione – ancor più sorprendente alla luce di quello che è successo prima del collaudo – che parla di circostanze “imprevedibili” al momento della stipula del contratto. E in questo filone si inseriscono le richieste della Provincia di Cremona (assolutamente titolata a intervenire poiché proprietaria del ponte), che in effetti potevano essere evidenziate da subito, ossia prima dell'approvazione del progetto esecutivo.
Ad ogni modo, desta stupore il passaggio contenuto sempre al punto 8, a pagina 7 della determina AIPO, dove si osserva che “Per tutto ciò, considerato che tali opere non comportano modifiche sostanziali a quanto previsto nel progetto appaltato e sono motivate da obiettive esigenze derivanti da circostanze sopravvenute e imprevedibili al momento della stipula del contratto, a causa delle condizioni meteorologiche di alternanza fra siccità e innalzamenti del livello del fiume, oltre che dalle ulteriori richieste avanzate dalla Provincia di Cremona riguardanti il rinforzo delle pile del ponte”.
Il passaggio è quantomeno curioso, se si pensa che quello in oggetto non era un ponticello su un piccolo fosso di campagna: qui si stava parlando di una passerella ciclopedonale sull'Adda, fiume del quale, con ogni probabilità, esiste uno storico dei livelli di piena e di secca.
Elementi, questi, che rappresentano variabili (per l'appunto) assolutamente da considerare in fase di progettazione di un ponte con relativa pista ciclopedonale. In sostanza: difficile comprendere cosa ci sia di così imprevedibile, relativamente alle variabili del fiume, che non fosse in alcun modo possibile stimare in fase di progettazione.
E questo, anche a fronte del fatto che sul piatto non ci sono lavori per poche migliaia di euro, ma una variante da oltre un milione di euro, pari al 50% dell'importo stimato in fase progettuale.
E' bene ribadirlo: quanto avvenuto è al vaglio delle Procure. A Cremona Libera sono stati segnalati alcuni passaggi tecnici e progettuali che abbiamo reputato degni di interesse, dal momento che sollevano più di una domanda su come effettivamente siano stati progettati i lavori.
Anche su questo fronte, con buona probabilità, le Procure avranno di che approfondire.
Federico Centenari
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