L'inchiesta
30 mar 2026
La fabbrica dell'aria malata/4 - Tra liquami e letame, in Lombardia 40 milioni di tonnellate di reflui l'anno con le emissioni in aria che ne conseguono
Secondo i dati analizzati nella missione valutativa sull’inquinamento atmosferico da fonte agricola promossa dal Consiglio regionale della Lombardia, realizzata con il supporto scientifico di ricercatori ed esperti dell’Università degli Studi di Milano, in Lombardia si allevano circa 1,5 milioni di bovini; oltre 4 milioni di suini; milioni di capi avicoli.
Il cuore di questo sistema si trova nelle province della pianura centrale: Cremona, Brescia, Mantova, Lodi. Qui si concentrano alcune delle filiere agroalimentari più importanti del Paese: latte destinato alla produzione di formaggi, allevamenti suini per prosciutti e salumi, industrie mangimistiche, centinaia di impianti di biogas e biometano agricolo.
È una macchina economica, sulla carta, straordinariamente efficiente. La Lombardia è infatti la prima regione agricola italiana per valore della produzione.
Ma per funzionare questa macchina ha bisogno di una quantità enorme di alimenti per animali — e, sempre più spesso, anche di colture dedicate alla produzione energetica.
Ed è qui che entra in gioco il mais.
I numeri che spiegano il mare di mais
Il mais è il principale carburante degli allevamenti intensivi. Secondo i dati agricoli nazionali e le analisi richiamate nella missione valutativa lombarda in Italia si coltivano circa 550.000 – 600.000 ettari di mais. Di questi, circa il 70–75% si concentra nella Pianura Padana, cioè oltre 400.000 ettari.
Per capire la dimensione: 600.000 ettari equivalgono a oltre 850.000 campi da calcio.
Gran parte di questa produzione non diventa cibo per le persone, ma serve a nutrire bovini e suini, alimentare la filiera dei mangimi, sostenere, in parte, la produzione di energia da fonte agricola. In altre parole, più della metà del mais prodotto in Italia alimenta direttamente o indirettamente il sistema zootecnico.
Tra foraggi, mais e mangimi, una vacca da latte può consumare oltre 40 kg di alimenti al giorno. In un anno significa più di 15 tonnellate per animale. Una stalla con 200 vacche richiede quindi oltre 3.000 tonnellate di mangimi all’anno. Moltiplicato per migliaia di allevamenti, il risultato è una pianura che produce soprattutto cibo per animali.
Negli ultimi anni, una parte del mais è entrata anche nella filiera energetica.
Secondo i dati del GSE (Gestore dei Servizi Energetici) e le analisi di ISPRA, il biogas agricolo italiano si basa in larga parte su:
- reflui zootecnici;
- colture dedicate, in particolare mais insilato.
In molti impianti della Pianura Padana queste colture rappresentano una componente significativa della biomassa utilizzata.
Le stime disponibili indicano che decine di migliaia di ettari di mais — nell’ordine degli 80.000–100.000 ettari — sono destinati alla produzione energetica.
Il numero che cambia scala
Come evidenziato nella missione valutativa del Consiglio regionale lombardo — e come ricordato nella puntata precedente — gli allevamenti della regione producono ogni anno oltre 25 milioni di metri cubi di liquami.
Ma c’è un dato ancora più impressionante. Se oltre ai liquami si considera anche il letame, la quantità totale di reflui zootecnici prodotti ogni anno in Lombardia arriva a circa 40 milioni di tonnellate.
Per capire la scala di questo numero bastano alcuni confronti. In Lombardia i rifiuti urbani prodotti ogni anno da circa 10 milioni di abitanti sono circa 5 milioni di tonnellate. Questo significa che gli allevamenti producono otto volte il peso di tutta la spazzatura domestica dei cittadini lombardi.
Una colonna lunga come quattro Italie
Un’altra immagine aiuta a visualizzare il fenomeno. Se i liquami prodotti ogni anno venissero trasportati con autobotti standard, servirebbero oltre 1,3 milioni di camion cisterna. Mettendoli in fila, considerando circa 12 metri per camion, si formerebbe una colonna lunga oltre 16.000 chilometri, più di quattro volte la lunghezza dell’Italia.
Il tempo del sistema
Oppure si può guardare il numero giorno per giorno. 40 milioni di tonnellate all’anno significano 110.000 tonnellate al giorno, circa 4.600 tonnellate ogni ora. È la scala reale del sistema. Una macchina agricola che non si ferma mai. Funziona ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Produce cibo. Produce energia. Produce ricchezza.
Ma, come evidenziato nella missione valutativa del Consiglio regionale della Lombardia, realizzata con il contributo scientifico dell’Università degli Studi di Milano, produce anche una quantità enorme di emissioni che entrano nella chimica dell’aria della Pianura Padana.
E a questo punto la domanda diventa inevitabile. È possibile ridurre davvero l’inquinamento senza intervenire su questa scala? O, detto in modo ancora più diretto: si può cambiare l’aria senza cambiare il sistema che la produce?
Le risposte, almeno in parte, sono già dentro il report di Regione Lombardia e faranno discutere.
Ne parleremo nelle prossime puntate.
(L'inchiesta prosegue la prossima settimana: in questa sezione si trovano le prime tre parti)
Marco Degli Angeli
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