L'inchiesta
19 feb 2026
Terzo crollo della ciclopedonale sull'Adda. Rivelazione del sindaco di Crotta: "Il Pgt qui non prevedeva l'intervento umano. L'opera non poteva essere realizzata"
Un disastro che continua, come in un drammatico domino. Questa mattina è infatti crollata anche la terza campata della passerella ciclopedonale che attraversa il fiume Adda tra Crotta d’Adda e Maccastorna, collegando il Cremonese al Lodigiano.
Un altro consistente pezzo della struttura ha ceduto, mostrando quanto l'intera opera sia pericolosa ed, evidentemente, non realizzata secondo i crismi.
Il primo crollo si è avuto venerdì scorso intorno a mezzogiorno. Complessivamente, il cedimento ha coinvolto 50 dei 200 metri complessivi della passerella nella parte lodigiana. La struttura è collassata finendo nel fiume.
Il secondo crollo si è avuto nella notte tra domenica e lunedì, stavolta sul versante cremonese.
L'intera area è stata naturalmente posta sotto sequestro dalla Procura di Lodi (cui si è poi aggiunta la Procura di Crema per quanto concerne le indagini in merito ai cedimenti).
Stamattina, dunque, un altro “pezzo” della struttura ha seguito la sorte dei primi due, evidenziando come l'intera opera sia pericolosa. Non a caso, ora si dovranno accertare le cause dei cedimenti e le eventuali responsabilità.
A questo proposito e senza entrare nel merito, va detto che i lavori sono stati condotti sotto l'egida dell'Aipo, l’Agenzia interregionale per il fiume Po, che ha convocato una riunione con la direzione dei lavori e con l’impresa costruttrice per vederci chiaro.
LA RIVELAZIONE DEL SINDACO
Nel frattempo, emerge un “particolare” tutt'altro che di poco conto. Lo ha riportato il Corriere della Sera, che ha intervistato il sindaco di Crotta d’Adda, Sebastiano Baroni.
«Nel 2024 – ha dichiarato Baroni al Corriere – avevo emanato un’ordinanza perché quel cantiere, per noi, era abusivo. La ditta incaricata aveva deciso di usare come base un’area vicina al fiume dove avevamo chiesto di poter piantare alberi, ma ci è stato negato dal Parco Adda Sud perché probabilmente si doveva realizzare questo intervento. I disagi per i cittadini sono stati tanti, soprattutto per la chiusura al traffico automobilistico del ponte per due mesi per permettere la posa della passerella ciclopedonale. Ora cosa accadrà? Chiediamo chiarezza».
Abbiamo sentito direttamente il sindaco di Crotta per approfondire il senso della dichiarazione, che getta una luce importante sui fatti.
Spiega Baroni: “Tutto nasce dal fatto della mancata comunicazione all'amministrazione comunale di Crotta circa l'avvio dei lavori. I lavori sono infatti su un'area in concessione al Comune, ma al Comune non risultavano questi lavori. Quando abbiamo saputo siamo rimasti sgomenti”.
E questo per un motivo eclatante: “In quell'area noi avevamo previsto solo delle piantumazioni, proprio perché l'area stessa è classificata come rossa”.
Vale a dire?
“Significa che nel Pgt del Parco Adda Sud in quell'area non è previsto l'intervento umano. In altre parole, quell'opera, in quella zona, non poteva essere realizzata”.
Cosa ha fatto a quel punto?
“Ho chiamato il Parco Adda Sud e mi hanno detto che nemmeno loro erano al corrente dei lavori che sarebbero partiti. Appreso questo, ho deciso di tutelarmi e nel 2024 ho emesso un'ordinanza di sgombero del cantiere”.
Un'ordinanza che non è stata rispettata, evidentemente.
“Io ho mandato un segnale, ma loro sono andati avanti, ed è da lì che cominciano i fatti ai quali stiamo assistendo. In molti hanno notato che i lavori venivano fatti con pressapochismo. Si è visto, si capiva. Parlo per Crotta, naturalmente”.
Il problema è che il progetto, la ciclovia Vento, è un'opera sovraregionale...
“Sì, certo, la Regione ha mandato una manifestazione di interesse nel 2022 prevedendo 700 milioni di euro per 700 chilometri e l'affidamento è stato dato all'AIPO, che ha ricevuto il bando dalla Regione e ha dato avvio ai lavori”.
Ma lei nel 2024 ha emanato la sua ordinanza...
“Certo. E non solo per i motivi che le ho spiegato. Noi da tempo sostenevamo che si potevano fare scelte diverse. Scelte che avrebbero portato a risparmi economici e avrebbero evitato diversi espropri”.
Ma nessuno vi ha dato ascolto.
“No. E adesso c'è solo da augurarsi che non arrivino delle piene del fiume, perché il problema diventerebbe enorme”.
Federico Centenari
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