L'inchiesta
12 mar 2026
La fabbrica dell’aria malata/1 - Stalle, liquami, fertilizzanti, ammoniaca: ecco quanto pesa l’agricoltura nell’inquinamento della Pianura Padana
Come preannunciato ieri (qui l'editoriale), con questo articolo introduttivo inizia l'inchiesta in otto parti che Cremona Libera dedicherà all'inquinamento della Pianura Padana, cercando, sulla base di un report ufficiale della Regione Lombardia, di mettere in luce le principali cause dell'attuale situazione ambientale di quest'area.
Ogni tanto nei palazzi della politica nascono documenti destinati a restare invisibili. Non perché siano irrilevanti. Ma perché raccontano verità difficili da trasformare in slogan.
Uno di questi documenti è stato pubblicato nel 2023 dal Consiglio regionale della Lombardia. È il risultato di una missione valutativa del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione, l’organo che all’interno dell’assemblea legislativa ha il compito di analizzare se le politiche pubbliche funzionano davvero.
Non è un think tank ambientalista. Non è un centro studi militante. È un pezzo dell’istituzione legislativa regionale.
Il tema della missione era semplice e allo stesso tempo politicamente sensibile: quanto pesa l’agricoltura nell’inquinamento atmosferico della Pianura Padana?
Per rispondere, il Consiglio regionale ha coinvolto ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, che hanno analizzato dati su emissioni, agricoltura, allevamenti e chimica dell’atmosfera.
Quanto pesano le nostre abitudini alimentari, gli slogan ed il marketing sulle cosiddette eccellenze e nobiltà?
Il risultato è un rapporto di quasi 200 pagine. Dentro ci sono numeri, mappe, dati sulle emissioni e una ricostruzione molto dettagliata delle fonti di inquinamento. Ma soprattutto c’è una conclusione che ribalta il modo in cui spesso si racconta lo smog padano.
Nel dibattito pubblico i principali imputati sono quasi sempre gli stessi:
- traffico automobilistico;
- riscaldamento domestico;
- industria.
Sono certamente fonti importanti e impattanti. Ma il report mostra che nella Pianura Padana esiste anche un altro protagonista, molto meno discusso: il sistema agricolo e zootecnico. Non perché gli agricoltori “inquinino più degli altri”. Ma perché l’agricoltura padana è una delle più intensive e concentrate d’Europa.
Secondo i dati analizzati nella missione valutativa, in Lombardia circa il 97% delle emissioni di ammoniaca deriva dal settore agricolo. E l’ammoniaca è uno degli ingredienti fondamentali nella formazione delle polveri sottili. Quando questo gas si combina con altri inquinanti presenti nell’aria — soprattutto ossidi di azoto e anidride solforosa — si formano particelle di particolato secondario, il PM2.5 che respiriamo.
In altre parole: una parte dello smog non esce direttamente da un tubo di scarico. Nasce nell’atmosfera, a partire da gas prodotti anche dalle attività agricole.
Il rapporto analizza allevamenti, gestione dei reflui zootecnici, fertilizzazione dei campi, modelli produttivi agricoli. E arriva a una conclusione che gli stessi autori definiscono complessa e delicata: ridurre davvero l’inquinamento atmosferico della Pianura Padana richiede politiche che coinvolgano anche il sistema agricolo.
Non solo traffico. Non solo caldaie. Anche stalle, liquami, fertilizzanti, coltivazioni. E le loro corrette conseguenze industriali presentate come bio. Biogas e biometano.
È un tema sensibile, perché riguarda uno dei pilastri economici del Nord Italia. E riguarda molto da vicino la provincia di Cremona.
Qui si concentra infatti una delle più alte densità di allevamenti dell’intero Paese:
- bovini da latte;
- suini;
- filiera lattiero-casearia;
- produzione di mangimi;
- impianti di biogas.
Presentato come un sistema produttivo straordinariamente efficiente. Ma anche uno dei più intensivi dal punto di vista ambientale.
Per questo abbiamo deciso di fare una cosa semplice. Prendere quel report istituzionale e raccontarlo pezzo per pezzo. Tradurre tabelle e grafici in storie comprensibili. Mettere i numeri dentro il territorio.
E capire cosa succede davvero quando una delle regioni più produttive d’Europa diventa anche uno dei luoghi dove respirare è più difficile.
(Segue con la seconda parte, che pubblicheremo la prossima settimana)
Marco Degli Angeli
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