L'inchiesta
23 mar 2026
La fabbrica dell'aria malata/3 - Lo smog nasce anche da qui: ogni anno in Lombardia si producono liquami animali pari a diecimila piscine olimpioniche
Quando si parla di polveri sottili l’immagine più immediata è quella di una ciminiera industriale o di una fila di automobili bloccate nel traffico. Eppure una parte importante del particolato fine che respiriamo nella Pianura Padana non esce direttamente da un tubo di scarico.
Si forma nell’aria. È il risultato di una reazione chimica. Il protagonista di questa reazione è un gas poco conosciuto dal grande pubblico: l’ammoniaca.
La formula chimica è NH₃. È un composto semplice, formato da azoto e idrogeno. Viene prodotto naturalmente dalla decomposizione della materia organica. Ma nelle economie agricole intensive la quantità prodotta diventa enorme.
Secondo i dati analizzati nella missione valutativa sull’inquinamento atmosferico da fonte agricola promossa dal Consiglio regionale della Lombardia, realizzata con il supporto scientifico di ricercatori ed esperti dell’Università degli Studi di Milano, circa il 97% delle emissioni di ammoniaca della regione proviene dal settore agricolo.
E la parte principale di queste emissioni è legata agli allevamenti e alla gestione dei reflui zootecnici. Oltre all’ammoniaca il report regionale evidenzia altri due dati importanti:
• gli allevamenti producono circa il 65% del metano regionale;
• e quasi il 70% del protossido di azoto.
Entrambi sono potenti gas serra.
Questo non significa che gli allevamenti siano la principale causa dello smog. Traffico, industria e riscaldamento domestico restano fonti fondamentali di emissioni. Ma significa che senza intervenire anche sulle emissioni agricole diventa molto più difficile ridurre davvero l’inquinamento dell’aria nella Pianura Padana.
Come nasce l’ammoniaca degli allevamenti
Il processo è relativamente semplice. Gli animali producono deiezioni. Queste vengono raccolte nelle stalle, accumulate nelle vasche di liquame e poi distribuite sui campi come fertilizzante. Durante queste fasi una parte dell’azoto contenuto nei reflui evapora sotto forma di ammoniaca. Questo gas, una volta nell’aria, reagisce con altri inquinanti presenti nell’atmosfera.
In particolare con:
- ossidi di azoto, prodotti soprattutto dal traffico;
- anidride solforosa, legata a combustioni industriali e domestiche.
Quando questi composti si combinano si formano particelle solide microscopiche. È il cosiddetto particolato secondario, una componente importante del PM2.5. Le polveri sottili che entrano nei polmoni e nel sangue.
Per questo molti ricercatori parlano di chimica dello smog: diversi settori economici producono gas diversi che, una volta in atmosfera, reagiscono tra loro generando nuove particelle inquinanti.
Diecimila piscine di liquami
Per capire la scala del fenomeno bisogna guardare ai numeri del sistema zootecnico lombardo. Secondo i dati raccolti nella missione valutativa del Consiglio regionale, gli allevamenti della regione producono ogni anno oltre 25 milioni di metri cubi di reflui zootecnici.
È una quantità enorme. Ma detta così rischia di restare astratta. Proviamo a tradurla. Una piscina olimpionica contiene circa 2.500 metri cubi d’acqua. Questo significa che ogni anno in Lombardia vengono prodotti liquami animali equivalenti a circa diecimila piscine olimpioniche. Diecimila.
La dimensione del fenomeno dipende anche dalla scala del sistema zootecnico della pianura. Si tratta di una delle più grandi concentrazioni di allevamenti d’Europa. E non è solo il numero degli animali a colpire. Anche la dimensione delle aziende è molto superiore alla media: gli allevamenti lombardi hanno dimensioni circa tre volte più grandi di quelle europee.
Questo è il risultato di una trasformazione avvenuta negli ultimi decenni. L’agricoltura tradizionale della pianura si è progressivamente trasformata in un sistema zootecnico altamente specializzato, con allevamenti sempre più grandi e sempre più concentrati.
Più animali nello stesso spazio significano inevitabilmente più reflui da gestire. E quindi più emissioni potenziali di ammoniaca.
Lo vogliamo ribadire. Questo non significa che gli allevamenti siano l’unica causa dell’inquinamento. Traffico, industria e riscaldamento domestico restano fonti fondamentali di emissioni.
Ma la missione valutativa del Consiglio regionale della Lombardia, realizzata con il contributo scientifico dell’Università degli Studi di Milano, evidenzia che il sistema agricolo entra a pieno titolo nella chimica dello smog padano.
La situazione di Cremona
Per capire davvero il peso di questo sistema bisogna guardare alla densità degli allevamenti nella pianura. E uno dei territori dove questa concentrazione raggiunge livelli particolarmente elevati è proprio la provincia di Cremona. Qui la grande macchina zootecnica della Pianura Padana raggiunge una delle sue massime intensità.
Ed è da qui che ripartiremo nella prossima puntata. Perché per capire lo smog padano bisogna capire la scala degli allevamenti della pianura.
Una scala che, in Europa, ha pochi paragoni.
Marco Degli Angeli
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