L'inchiesta

28 mar 2026
The Guardian

Quando l’inquinamento sparisce dai dati: lo strano caso dei malesseri tra gli abitanti di Crotta d'Adda nel 2019 rilevato dal "Guardian" e "dimenticato"

Crotta d’Adda raccoglie già oltre 1 milione di metri cubi di rifiuti d'acciaieria classificati come inerti. Come se non bastasse, lo scorso dicembre è arrivato il via libera della Provincia a una nuova discarica a Grumello (qui l'articolo).

Un progetto contestato per anni: migliaia di firme, mobilitazioni, la battaglia della Pro Loco. Nulla è bastato. Il 24 dicembre è arrivata l’ufficialità del Provvedimento Autorizzatorio Unico, al termine di un iter durato oltre dodici anni.

Un via libera che riguarda un’area già interessata da una forte concentrazione di attività produttive, allevamenti e impianti – tra cui discariche, biogas e biometano – in un territorio che, secondo dati europei sulla qualità dell’aria (EEA), rientra tra i più critici della Pianura Padana.

Il progetto interessa oltre 720.000 metri quadrati e trasformerebbe il territorio in una collina artificiale, con aumento del traffico pesante, impatti sulla viabilità e possibili ricadute sul valore immobiliare.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: su quali basi sanitarie e ambientali viene concessa un’autorizzazione di questo tipo? Sono stati valutati gli impatti cumulativi? In base a quale quadro ambientale o decisori prendono posizione?

A rendere questa domanda ancora più rilevante è ciò che emerge da un report ufficiale lombardo.

A Crotta d’Adda, nel 2019, succede qualcosa che dovrebbe orientare qualsiasi analisi ambientale seria. Per giorni gli abitanti restano chiusi in casa. Non per un’ordinanza, ma per l’aria.

A descriverlo non sono solo i residenti, ma anche un’inchiesta internazionale.

Il The Guardian, il 21 settembre 2023, racconta così la situazione: “Da quasi due settimane gli abitanti di Crotta d’Adda, paese nel cuore della Pianura Padana, si sono barricati in casa. Dalla vasta area di terreno agricolo direttamente adiacente alle loro case emana un fetore insopportabile e potenzialmente nocivo, che ha causato vomito, difficoltà respiratorie, vertigini, occhi gonfi e mal di testa. ‘È impossibile vivere così’, ha testimoniato un cittadino . ‘Non puoi uscire, non puoi fare nulla. Anche la tua casa non è più sicura perché la puzza penetra ovunque e dura per settimane’.”

Questa è la realtà vissuta. Poi si guardano i dati ufficiali. E la corrispondenza non è immediata.

Nelle cartografie dell’indagine epidemiologica di ATS Val Padana, richiamate nella missione valutativa del Consiglio regionale della Lombardia – realizzata con il contributo scientifico dell’Università degli Studi di Milano – l’inquinamento di Crotta d’Adda viene attribuito prevalentemente al riscaldamento domestico delle abitazioni, riferite a una popolazione di 641 abitanti (dato 2017).

Le fonti agricole, pur presenti sul territorio, non emergono come componente rilevante nella rappresentazione cartografica.

Il punto, come evidenzia la stessa missione valutativa, è metodologico. Alcuni modelli utilizzati per analizzare la qualità dell’aria si basano su categorie tradizionali – traffico, riscaldamento, industria – e su indicatori come NOx e PM, ma non considerano in modo completo la componente secondaria del particolato.

Eppure, secondo ARPA Lombardia (2023), a Cremona il particolato è composto in larga parte da:
- nitrati (26%)
- solfati (21%)

Componenti che non vengono emesse direttamente, ma si formano in atmosfera attraverso reazioni chimiche in cui l’ammoniaca – prodotta in larga misura dall’agricoltura – ha un ruolo significativo.

Se questa dinamica non viene pienamente integrata, il rischio è che le mappe rappresentino soprattutto le fonti più facilmente tracciabili, mentre quelle diffuse e indirette risultino meno evidenti. La missione valutativa segnala infatti che, in alcuni casi, le fonti agricole non risultano adeguatamente evidenziate anche in territori con forte presenza zootecnica.

A quel punto la questione non è solo tecnica. Perché su queste rappresentazioni si costruiscono le decisioni. E allora la domanda iniziale resta aperta.

Se un territorio già caratterizzato da pressioni ambientali rilevanti viene analizzato in modo parziale, su quali basi si autorizzano nuovi interventi?

Perché qui non si tratta di stabilire responsabilità. Si tratta di avere una rappresentazione il più possibile completa della realtà, per poter tutelare i cittadini.

Nella foto, l'articolo del 2023 sul sito del The Guardian. Il titolo può essere tradotto come: «Impossibile vivere così»: la Pianura Padana, in Italia, è tra le più colpite dall'inquinamento atmosferico in Europa.

Marco Degli Angeli

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