L'intervista

19 mag 2026
Luciano Pizzetti

"Cremona ha un grande potenziale ma soffre di debolezza istituzionale". Intervista con Luciano Pizzetti: ruolo di Arvedi, nuovo ospedale, inquinamento

Anticipata domenica dal segmento relativo a Padania Acque, che abbiamo voluto pubblicare a parte per ragioni di stretta attualità (qui il link), ecco l'intervista integrale che il presidente del Consiglio Comunale, Luciano Pizzetti, ha rilasciato a Cremona Libera su svariati temi rilevanti per la città.

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Lei è stato senatore e sottosegretario e ha una lunga esperienza politica. Come si sente in questa veste di Presidente del Consiglio Comunale?

E' un ruolo un po' differente. Però, vede, io ero già predisposto a percorrere strade di collaborazione. Non sono mai stato una persona divisiva, perché penso che soprattutto nelle condizioni di debolezza di questo territorio, debolezza istituzionale intendo, sia assolutamente importante unire le forze. Pur nella diversità delle opinioni, ci sono temi, penso soprattutto gli investimenti infrastrutturali, per i quali il ruolo ben si adatta a questa mia concezione. 

Un ruolo molto diverso rispetto a quelli ricoperti in passato...

Sì, è istituzionalmente differente, ma trovo che si sposi con il mio sforzo di essere un facilitatore delle intese tra le diverse rappresentanze consigliari. Ho un rispetto sacrale delle Istituzioni e grande considerazione per tutti coloro che le rappresentano, anche se in varie circostanze non c'è merito nella rappresentanza. Penso insomma che l'abito debba fare il monaco e quindi svolgo questa funzione con convinzione.

Inizialmente si avvertiva maggiormente la sua presenza.

Sì, inizialmente ho attivato molto l'ufficio di Presidenza proprio con questa logica. Poi, siccome le polemiche sciocche sono sempre dietro l'angolo, quando qualcuno ha tentato di insinuare che questa cosa era una sorta di aiuto a latere al sindaco e all'amministrazione, quella funzione è cessata. Faccio cose che vengono ritenute utili, non alimento le strumentalizzazioni. Però il risultato di questo venir un po' meno della funzione dell'ufficio di Presidenza in questi mesi qual è? E' che i gruppi di opposizione prima erano in possesso di tutta una serie di informazioni perché venivano messi in pari, mentre adesso no. Adesso per loro è tutto più complicato. Ora, io sono disponibile a riprendere quella funzione, perché penso sia importante nella crescita di Cremona per tutta una serie di appuntamenti che abbiamo davanti, non solo quelli strategici, le ferrovie, l'autostrada, la capitale della cultura... Ce ne sono tantissimi che non possono essere considerati da una parte o dall'altra, e l'amministrazione deve costruire dentro un'azione corale che è quella che ci ha portato a sviluppare una serie di iniziative di incontro anche con i livelli nazionali. Per dire, abbiamo costruito una buona collaborazione con i parlamentari. Il centrosinistra qui non ne ha, ma il territorio ha i suoi eletti: Ancorotti e Comaroli, uno di Fratelli d'Italia e l'altra della Lega. Li considero interlocutori importanti sul piano istituzionale. 

Quando ha parlato di “debolezza istituzionale” cosa intendeva?

Non mi riferisco alla debolezza di singole figure. La debolezza istituzionale è determinata da una condizione strutturale del nostro territorio. Mi spiego: si continua a fare l'esempio di Mantova, per cui noi siamo un giorno capitale di qualcosa e ci imbellettiamo, un altro giorno siamo terra confinata, la Ventotene della Lombardia. Ma non è vero. Il Pil Mantovano procapite è più basso di quello di Cremona, nonostante il Mantovano sia più grande, tanto che ha quasi 60.000 abitanti in più di Cremona. Qual è la forza? Che quel territorio sta su 64 Comuni. Questo nostro territorio lungo, stretto, intercluso tra fiumi, sta su 113 Comuni. La debolezza istituzionale è tutta qui. Mantova ha una sola azienda ospedaliera, noi due. Noi tendiamo a moltiplicare tutto. Abbiamo tre aree omogenee, Mantova non ne ha. La forza di Mantova non sta nella potenza della sua economia, perché è più potente quella di Cremona. Sta nella coesione dei suoi livelli istituzionali.

A Cremona questa coesione manca, dunque?

Qui ci sono diversità territoriali. Per carità, non è che Mantova sia riconosciuta capoluogo di tutti, però hanno l'accortezza di non far diventare le diversità delle differenze. Cercano di comporre le diversità per unire e rafforzarsi. Noi invece, con questa parcellizzazione, tendiamo alla differenziazione e questo ci indebolisce. Ma la provincia di Cremona ha bisogno di forza istituzionale per dare più spinta alle eccellenze che possiede sull'arte, sulla cultura, sull'economia, sull'agricoltura, sull'industria. Se noi continuiamo a ragionare in termini di microaree, queste conteranno poco e la macroarea non esisterà. Se non crediamo nella forza coesiva della nostra provincia, perché mai dobbiamo pretendere che altri ce la riconoscano? E l'appello che hanno fatto Mariani e Virgilio direi che possono sottoscriverlo tutti, perché non significa andare alla questua, vuol dire unirci a noi stessi.

Si è visto anche di recente: siamo stati capaci di dividerci anche su un tema senza colore politico come la liuteria...

Sì, su questi temi l'opposizione dovrebbe avere l'accortezza di non avanzare proposte che determinano costi rilevanti quando le risorse non ci sono. Voglio dire: la maggioranza dovrebbe essere più propensa a fare valutazioni d'insieme ma l'opposizione dovrebbe evitare di avanzare proposte che comportano dinamiche di spesa in una condizione in cui mancano le risorse. Mi rendo conto che le situazioni sono differenti, però quello che secondo me è importante, lo dico senza polemica, è una maggioranza che consideri quelle dell'opposizione semplicemente delle bischerate, e un'opposizione che non faccia bischerate. In altre parole, quando fa le proposte le accompagni da un elemento di fattibilità. Capisco che è un lavoro in più, ma gli uffici sono a disposizione delle Istituzioni, non della sola Giunta, per cui se si ha necessità di costruire si può chiedere agli uffici. Poi, certo, qui il centrosinistra ha una debolezza nel non avere rappresentanti istituzionali di livello elevato, e anche i consiglieri regionali si fa fatica a metterli tutti e tre insieme. Permane sempre questa dinamica di appartenenza. E questo vale anche per le associazioni d'impresa.

Entriamo nel vivo. L'imprenditore Giovanni Arvedi ormai è ovunque. Il pubblico non è troppo debole di fronte a un singolo privato che rischia di determinare gli equilibri di potere della città, anche per suoi interessi personali?

Questo rischio c'è. In teoria c'è, nella pratica no. Per due ragioni: per il rispetto che Arvedi ha delle Istituzioni e per il fatto che le Istituzioni non intendono farsi mettere il cappello. Tutto questo dibattito su Arvedi è strano... è quasi diventata una responsabilità il fatto che un imprenditore investa sul territorio. Ma la vera domanda da farsi è: perché altri non lo fanno? 

Su questa domanda non posso che essere d'accordo.

Vede, noi partiamo da chi fa e lasciamo in ombra chi non fa. Qui ci sono fior di imprese, ma entrare nella dinamica del mecenate è un salto di qualità. Allora cos'è per me Arvedi? Arvedi è un imprenditore di comunità perché fa profitti ma non pensa ad arricchire prevalentemente se stesso. Fa profitti per reinvestire nell'azienda, nel gruppo che ormai è ramificato perché c'è l'industria, l'agricoltura la zootecnia. Nello stesso tempo, non è quell'imprenditore che tutto prende, fa cassa e va altrove. No, lui è legato al territorio. I suoi profitti vanno in investimenti di sviluppo della sua impresa e in parte sulla città, sul territorio. Arvedi investe in cultura, in sociale, in arte, per cui è un imprenditore che oltre ad avere una grande fede ha anche un credo democratico. 

Rimane il pensiero che molto sia parte di un'operazione di ricerca di consenso.

Le dico una cosa. Nessuno lo sa, ma Arvedi finanzia in parte consistente i viaggi della memoria. Investe per abbattere i costi che le famiglie dovrebbero sostenere per portare i ragazzi a una scuola di democrazia, di educazione civica e di pace: il campo di concentramento come le Foibe. Poi ognuno ha i suoi limiti anche caratteriali, ma il punto fondamentale è l'approccio strategico e l'approccio è quello di un imprenditore, appunto, di comunità che investe e fa crescere questo territorio. Il tutto nel rispetto delle norme di legge e delle funzioni di ciascuno, perché Arvedi non è un sindaco facente di funzioni. 

Resta il fatto che ha una forte influenza e talvolta l'impressione che “comandi” anche grazie alle tante elargizioni c'è.

Non è che facendo questi investimenti si para dalle critiche, perché le critiche gli arrivano comunque. Quindi il tema non è finalizzato, come dire, a farsi bello per far dimenticare altro. E' una volontà precisa che ha. Semmai, sono dispiaciuto del fatto che sia solo lui a farlo, e il fatto che lui lo faccia rispetto a tanti lagnoni e lamentoni vuol dire che ha amore per questa città. Le risorse potrebbe impiegarle per sviluppare di più la sua azienda. Non è che se lui non fa il Museo del Violino noi chiudiamo l'acciaieria. Vede, questi sono ragionamenti che partono dalla coda in modo malevolo, ma si può una volta tanto partire dalla testa in modo benevolo? Perché quello che c'è è esattamente questo: Arvedi è un grande imprenditore che è diventato un grande mecenate.

Ambiente, tema “inflazionato”. Il fatto è che è sempre attuale. Questo territorio ha già dato tanto, considerata anche la sua conformazione orografica. Non è ora di dire stop?

E' chiaro che c'è un problema, ma io credo che non possa essere affrontato semplicemente chiudendo le aziende. 

Aspetti, non ho detto questo.

Certo, lo dico io. Voglio essere chiaro. Il tema non può essere affrontato in termini di chiusura delle aziende, può essere affrontato in termini di innovazione, dal punto di vista delle produzioni e dal punto di vista della conduzione degli allevamenti. Ora, si sta andando in questa direzione e sono stati fatti investimenti importanti. L'importante è avere questa consapevolezza, che c'è una fonte importante di inquinamento per le caratteristiche economiche di questa provincia, per come è strutturata e per come si è costituita. Questa è la Pianura Padana, la conca padana. La soluzione è che gli stessi imprenditori agricoli, le stesse associazioni che vivono qui, che respirano anche loro quest'aria inquinata agiscano. Oggi hanno consapevolezza di questa cosa, molto più di prima, perché prima non c'era l'attenzione che adesso c'è, grazie anche ai movimenti. In sintesi, credo che la soluzione stia nell'innovazione e nella gestione delle aziende. Sia nell'allevamento che nell'industria. Ci sono strumenti che possono abbattere l'apporto del refluo all'inquinamento. Ci sono tante cose che si stanno studiando. La soluzione non è chiudere, ma innovare. Però mi faccia dire questa cosa: vedo anche l'inchiesta che ha fatto il suo giornale... quante bufale si raccontano.

In che senso? Abbiamo ripreso dati di Greenpeace. 

Si dicono tante cose... Pensiamo al termovalorizzatore. E' stata fatta una campagna negli anni passati, una campagna falsa solo per ragioni politiche contro l'amministrazione dell'epoca, che stava costruendo un'opera che ha risolto il tema dei rifiuti di Cremona anche dal lato ambientale. Lo si è fatto diventare un brutto essere, ma poi tutti i dati ci dicono che il concorso del termovalorizzatore al fattore inquinante è quasi inesistente. È decisamente più limitato rispetto a tantissime altre fonti: traffico, allevamento, industria, caldaie. Allora la domanda è: che senso ha avuto costruire tutta quella battaglia? Il tema, dicevano, era: non lo vogliamo lì, ma era una finzione perché in realtà il loro obiettivo era non farlo fare affatto. In quelle circostanze siamo stati promotori di responsabilità e di soluzioni ai problemi. Siamo stati il mister Wolf della condizione anche ambientale di Cremona. Tant'è che i dati che anche adesso sono emessi vengono certificati. E pensare che ci sono state amministrazioni che si sono proposte con l'obiettivo della chiusura. Si sono basate su un'invenzione. 

Be', lo stesso sindaco Galimberti aveva promesso la chiusura.

Amministrazioni di destra e di sinistra insistevano per la chiusura, una cosa che è inesistente. Non sempre raccontare cose che possono piacere a una parte del popolo è un atto di responsabilità. Perché il dato di fatto è che senza il termovalorizzatore noi saremmo davvero, tra virgolette, nella m...

Nuovo ospedale: i dubbi sollevati dal Movimento sono tanti. Perché non promuovere un incontro anche con loro?

Partiamo dall'inizio. La proposta del nuovo ospedale viene da Massimiliano Salini (europarlamentare e già presidente della Provincia; ndr). Quando uscì non mi convinse, soprattutto per la dimensione. Si parlava di 700 posti letto. A me sembravano tanti, soprattutto per il fatto che abbiamo un'altra azienda ospedaliera sul territorio, poi c'è il presidio Oglio Po... Insomma avevo espresso un'opinione non favorevole. Ho chiamato l'allora direttore generale Rossi, il quale inizialmente mi aveva detto: sai, anch'io penso che non abbia molto senso, però lasciami qualche settimana che faccio degli approfondimenti. Dopo qualche settimana lo risento e mi dice: ma sai che l'idea è interessante? Per cui sulla base di questa valutazione e degli argomenti che lui mi ha posto anch'io ho convenuto che questa fosse un'idea da perseguire. I cambi di opinione avvengono sulla base delle informazioni che raccogli e che è tuo dovere raccogliere.

Ok, abbiamo chiarito ulteriormente il suo punto di vista. Rimane il fatto che in molti sono contrari. Perché non parlarci?

Aspetti, vado avanti nella risposta così capisce perché. Allora, quali erano i punti di forza e di debolezza? Il punto di forza era che in caso di ripetersi di condizioni pandemiche avremmo avuto un ospedale attrezzato per gestire sia la pandemia sia l'ordinarietà. Non come era accaduto con il Covid, quando l'ospedale era quasi precluso ai malati ordinari. E questa è la prima cosa, difficilmente realizzabile nella struttura dell'attuale ospedale.

E l'altra motivazione?

L'altra motivazione è che la struttura che veniva fatta a questo punto era una struttura sui 500, 495 posti, a camere singole che all'occorrenza potevano ampliarsi, diventare doppie, fino ad arrivare a 600 posti. Ma 600 non era la base strutturale, era il tetto emergenziale. In tutto questo c'è il benessere dei pazienti. Altro elemento importante è il disagio: se si intervenisse sul vecchio ospedale i tempi sarebbero ugualmente lunghi... Parlo di riqualificazione. E questo comporterebbe un disagio enorme per i degenti perché per intervenire su un piano dovresti liberare il piano di sotto e quello sopra. Insomma, per anni saremmo andati avanti con trasferimenti e disagi inaccettabili. Senza contare i costi. È vero che il costo di una nuova struttura è maggiore rispetto... 

Siamo in grado di quantificare il costo del nuovo ospedale? Perché anche su questo c'è una discreta confusione. 

I costi attuali verranno definiti con il piano esecutivo, nel 2027. Adesso occorre il parere del Ministero dei Lavori Pubblici e tutta una serie di passaggi. Quindi ipoteticamente all'inizio del 2027, poi la gara potrebbe essere sempre nel 2027. Il punto è che il nuovo ospedale offre un livello qualitativo maggiore e la possibilità di operare anche in condizioni emergenziali. L'attuale struttura necessita di interventi sul fronte sismico, sulla dispersione di calore...

Questo non toglie che con il Movimento si potrebbe dialogare.

Io li contrasto, ma li rispetto. E dico anche che per fortuna ci sono. Perché stare col fiato sul collo del decisore è importante. Il punto in questo caso è un altro: la decisione è già stata presa. I finanziamenti sono stati individuati, poi verranno implementati. Ma loro (il Movimento; ndr) sono ancora contro. Li incontriamo per sentirci dire che dobbiamo fare la comparazione tra la ristrutturazione e la costruzione del nuovo l'ospedale? Se dicessero: come facciamo questo ospedale? Noi vogliamo, come Comitato di cittadini, non essere esclusi da questa progettazione... se il tema fosse sul come, il confronto sarebbe utile. Ma siamo ancora fermi al sì o no dopo che la Regione ha stanziato risorse che non sono traslabili. Insomma, non è che io faccio un investimento per fare il Museo del Violino e poi porto quei fondi sulla Pinacoteca. Non esiste. Per cui, se loro dovessero accettare che sull'ospedale la decisione è assunta e si andrà avanti, bene: ci incontriamo, l'ospedale per la sua parte, il Comune per la propria, e voi, come cittadini e come Movimento, siete partecipi della costruzione del nuovo ospedale. In realtà, quello che loro stanno facendo è, ed è loro diritto andando a vedere tutti gli atti, cercare qualsiasi incongruenza. Ma così i tempi si dilatano, perché la pubblica amministrazione in Italia è questa. Non vale solo per l'ospedale, guardi la Cremona-Mantova, il raddoppio della ferrovia, la Paullese... L'Italia è nata con questa burocrazia che si è alimentata con l'obiettivo di abbattere l'immoralità, ma in realtà si sono solo creati passaggi in più. Tornando al Movimento: loro sono ancora dentro l'ottica oppositiva, cioè che si deve fermare, ma finché sono in questa logica non sono interlocutori. Se entrano nella logica del come lo costruiamo, lo diventano immediatamente.

Lo so, è come chiedere all'oste se il vino è buono: come va il sindaco Virgilio? 

Come l'Oste sa se il vino è buono, ha clienti buoni, ha clienti cattivi. Io penso che stia facendo il massimo in una condizione davvero difficile per molti motivi, perché le risorse sono sempre più scarse. D'altro canto basta sentire Giorgetti: ha detto che un Paese così non è in grado di andare avanti. Per cui l'amministrazione sta agendo con una grande carenza di risorse e in un'epoca social davvero tremenda. Io non sono social e non prendo in considerazione ciò che vi si scrive. Mi tengo in contatto con le persone, mi fermano per strada, al supermercato, in qualunque luogo. Mi fermano e parlo. La difficoltà dell'amministratore, che nella dinamica social è immensa, è questa. Sembra che Cremona sia una città ferma, invece ha fatto passi avanti notevoli. Per dire: ha portato a casa il raddoppio della ferrovia e molti non si rendono ancora conto di quanto cambierà questa città in prospettiva. Non tanto per il tratto verso Mantova, ma per quello verso Milano. Poi, aver fatto investimenti sull'università ha già cambiato il mercato edilizio, il mercato degli affitti. Le imprese che ci sono qui non hanno nessuna intenzione di disinvestire. E ancora, c'è la candidatura a Capitale della Cultura: se anche non dovesse andare in porto, stiamo costruendo una rete di relazioni. C'è il Ponchielli, che è un teatro di produzione, cosa che altre città non hanno. Stiamo anche lavorando per portare qui l'Università di Medicina. Insomma, l'amministrazione lavora in condizioni difficili e in queste condizioni è comunque in grado di fare cose importanti. 

C'è una cosa che si sente di suggerire o rimproverare a Virgilio? Qualcosa che a suo avviso potrebbe fare meglio? 

Fare meglio è sempre possibile, vale per tutti. Però sinceramente credo che Andrea stia facendo bene, tanto che arrivano riconoscimenti in tal senso. Ha una grande voglia di fare supportata da una forza intellettuale di pregio. Poi lui non ha la tendenza a farsi vedere, ma a fare. Questa è l'epoca in cui più nastri tagli più serve, ma non è il taglio che aiuta. 

E sulla Giunta?

La giunta forse deve essere un po' più attenta alla necessità di collaborazione che non a operare in proprio, anche se le cose stanno procedendo. Il teatro sta andando bene, ci saranno investimenti su San Marcellino, probabilmente recupereremo anche il Cittanova. C'è l'operazione Giovani in Centro, ci sarà quella sull'ex Tognazzi... Voglio dire, c'è una forza di volontà, di posizionare molto più in alto il brand Cremona. Il che genera economia. In una città dove il calo demografico è pesante, mettere in campo operazioni che coniugano Università e mobilità, ad esempio, ti dà forza, perché se fai l'università senza la mobilità non vai da nessuna parte.

E questo ci riporta al confronto con le altre realtà dal quale siamo partiti...

Ecco, io vorrei vincere due cose. La prima è questa ansia del lamento, perché l'erba del vicino è sempre più verde e noi siamo lamentosi in continuazione. Perché non è solo colpa dell'amministrazione, che con le risorse che ha può migliorare alcune cose, ma non può fare l'impossibile. Ci vorrebbe un'attenzione comune per il decoro della città, un senso civico maggiore. Sul piano più generale dobbiamo sentirci di più cremonesi, non perché siamo di Cremona, ma perché siamo di questo territorio. E questo territorio ha molte opportunità, ma vanno messe in moto. Pensiamo a determinate realtà: Padania Acque è un soggetto che funziona, sta facendo ottime cose. Consorzio.it, Casalasca Servizi, anche. Le unioni e le fusioni stanno andando a ramengo, ma è un errore. Come possiamo superarlo? Creando società di servizi pubbliche che si possano gestire insieme. Altrimenti come si può competere? Come fai a essere considerato? Ma c'è gente che ancora confonde il capoluogo di Cremona con Crema... Io capisco questa cosa delle diversità, ma le diversità devono comporre l'insieme. 

Federico Centenari

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