Il commento
30 mag 2026
"Ecco perché serve il Pride: perché non è un vezzo identitario ma parla a chiunque abbia in mente una società un po’ più libera e un po' più giusta"
E' cominciato alle 15.30 circa di oggi (sabato 30 maggio) il Cremona Pride 2026, con il ritrovo di avvio in piazza Stradivari. Partito dopo le 16, il corteo si è snodato lungo un percorso che ha toccato corso Campi, via Palestro, Piazza Roma, piazza Marconi, via Cadore, corso Vittorio Emanuele II. Punto di ritorno del corteo è stato di nuovo piazza Stradivari. La giornata si chiude con una festa al parco delle Colonie Padane, con musica, stand up comedy, dj set.
Più che la cronaca della giornata, riteniamo utile e in linea con lo spirito di giornale d'opinione che è Cremona Libera, esporre il punto di vista di un sostenitore del Pride, il cremasco Paolo Losco, che interviene qui non tanto come segretario provinciale di Sinistra Italiana, bensì come libero cittadino.
In calce al commento, la gallery delle foto scattate durante il corteo.
------------
Ad ogni Pride annunciato da destra arriva la solita manfrina di rabbia. Ideologia gender. Famiglia tradizionale a rischio. Etero pride, piuttosto. Educazione sessuo-affettiva, giammai.
Sempre lo stesso copione, lo stesso obiettivo: il Pride narrato come una provocazione, un capriccio, quasi attacco all'unico modo giusto di vivere.
Poi però basta annunciare il Cremona Pride e succede ciò che si poteva benissimo prevedere. Si aprono le gabbie dell’omotransfobia più becera. Insulti, odio, fango. Al punto da costringere una testata locale a eliminare l'articolo e i post social.
E non stiamo parlando di una fissazione o di quattro commenti online.
Il report 2026 di Arcigay ha raccolto 127 storie di violenza omolesbobitransfobica in un anno. Gay Help Line parla di oltre 20 mila contatti nell’ultimo anno. E lo stesso UNAR ricorda che questi dati sono comunque sottostimati, perché una parte enorme di violenze e discriminazioni non viene nemmeno denunciata.
Suvvia. Non veniteci a raccontare che il problema è il Pride.
Il problema è il clima che avete costruito. Il clima in cui l’odio si sente legittimato. Il clima in cui c’è sempre qualcuno pronto a trattare la libertà degli altri come una provocazione. Il clima in cui essere se stessi, amare chi si ama, rivendicare rispetto, viene ancora vissuto da troppi come qualcosa da colpire.
Se ancora oggi basta annunciare un Pride per far esplodere tutto questo, allora il Pride non è un vezzo identitario. Non è una moda. Non è una festa per pochi.
È una risposta politica e civile. A un Paese che evidentemente ne ha ancora bisogno.
E riguarda tutte e tutti. Perché non parla solo alle persone che si identificano nelle letterine LGBTQIA+.
Parla a chiunque abbia in mente una società un po’ più libera, un po’ più giusta, un po’ meno miserabile di quella che certa destra prova a costruire ogni giorno sulla paura, sull’ignoranza e sull’odio.
Per questo il problema non è il Pride. Il problema è il clima che lo rende ancora necessario.
Ed è proprio per questo che il 30 maggio, a Cremona, bisogna esserci.
E fare festa, per i diritti di tutte, tutti e, vi starà sulle palle, ma anche di tuttÉ™.
Qui soto, a scorrimento, alcuni scatti del corteo per le vie cittadine.
Galleria fotografica
Guarda le immagini a scorrimento (clicca sulla foto per ingrandire)
Paolo Losco
© RIPRODUZIONE RISERVATA