Il commento
27 giu 2026
La fretta del governo sul DDL caccia a beneficio di 300mila "amatori" su 60 milioni di italiani, con tutti i problemi che abbiamo. Ditelo pure: una lobby lava l'altra!
La popolazione italiana, in base alle stime ufficiali, nel 2026 è composta da circa 58,9 milioni di persone. Poco meno di 60 milioni di abitanti, via.
Sempre in Italia, sulla base del rapporto informativo sull’attività di vigilanza venatoria trasmesso dal MASAF (Ministero dell'Agricoltura) al Parlamento il 23 dicembre 2024, la caccia è praticata da circa 300.000 "amatori". E il trend, fortunatamente, è "in costante flessione: una riduzione di circa il 12 per cento negli ultimi cinque anni".
Chi lo dice? Lo dice lo stesso Disegno di Legge numero 1552. Il disegno di legge che rimodella le norme sulla caccia in Italia. Il cosiddetto "sparatutto", "caccia selvaggia", "Medioevo venatorio".
Ora, anche senza entrare nel merito, la comprendiamo l'assurdità quasi beckettiana nella quale si muove questo governo?
Abbiamo quasi 60 milioni di abitanti; abbiamo problemi enormi sul fronte economico, sanitario, su quello dei trasporti, sul lavoro, sull'istruzione. Abbiamo una tassazione devastante, stipendi tra i più bassi d'Europa, una burocrazia in grado di strangolare sul nascere anche l'imprenditore più determinato della storia.
Abbiamo scuole che cadono a pezzi, strade e collegamenti infrastrutturali al palo da decenni (anche qui attono a noi, nel Cremonese). Abbiamo una sanità che perde costantemente colpi, subissata da liste d'attesa che lo stesso sistema sanitario non riesce a fronteggiare.
Abbiamo problemi di gestione dei flussi migratori e criticità quotidiane sul fronte della sicurezza.
Ah, dimenticavo un paio di minuzie: il mondo è sull'orlo della terza guerra mondiale, i conflitti sbocciano come i fiori del male in gni angolo del pianeta e la terra stessa va a fuoco per il cambiamento climatico indotto dall'uomo (ma se preferite, continuate a negarlo e dormite il sonno del giusto, col condizionatore acceso tutta la notte).
E si potrebbe andare avanti per ore a elencare i mali di questo nostro povero Paese.
E il governo su cosa spinge l'acceleratore? Su cosa si impunta con una fretta che definire sospetta è poco (pochissimi giorni dopo il voto al Senato, la partita sul DDL caccia passa alla Camera, dove il provvedimento, con tempistiche record, approderà martedì).
Tutto questo per cosa? O meglio, per chi? Per circa 300 mila "amatori" (il DDL li definisce così, andate pure a leggere) su una popolazione di quasi 60 milioni di abitanti.
E no, il primo che si azzarda a tacciarmi di "benaltrismo" si marchia da solo. Benaltrismo le palle. Perché i problemi che ho elencato li vivo io, li vivete voi, i vostri figli, le nostre famiglie.
E non mi si dica che esiste una scala delle priorità relative in base alla quale la caccia ha più importanza della sanità, del lavoro, dell'istruzione o dei trasporti, tanto per citare i primi ambiti che mi saltano in mente.
Non è benaltrismo, è realismo.
E se a pensare male si fa peccato ma spesso s'indovina, per dirla con Andreotti (la dico con Andreotti, robe da matti!), un governo che mostra tutto questo slancio e questa intraprendenza per portare a casa un provvedimento sulla caccia a beneficio (apparente) di 300 mila persone soltanto, puzza un po'.
Questa fretta puzza. Questo governo puzza. Perché non è che uno debba per forza avere la fantasia di Jules Verne per accarezzare la folle idea che il governo di un Paese sommerso dai problemi, in piena estate, tra le polemiche di tre quarti degli abitanti, si sciroppi la maratona per chiudere la partita sulla caccia e accontentare 300 mila persone su 60 milioni. Che faccia tutto questo soltanto per quei 300 mila.
Va bene il caldo. Va bene la regressione cerebrale indotta dalla tecnologia, ma i cotechini sugli occhi anche no. Grazie.
Il fatto è che una lobby lava l'altra. Eco qua. E dietro la caccia ci sta un manipolo di cacciatori, un pugno di esaltati. Ma ci sta soprattutto il comparto delle armi, ci stanno interessi ambientali, ci sta l'agricoltura, l'economia.
Ci sta un sacco e una sporta di roba.
Andatevelo a leggere, il testo del DDL, e capirete. Se anche vi fermate al sunto introduttivo, sono solo otto paginette. Si leggono alla svelta, anche sotto l'ombrellone. E spiegano articolo per articolo cosa cambierà quando il DDL verrà approvato.
Perché verrà approvato. Su questo possiamo giocarci i gioielli di famiglia, credo che siamo tutti d'accordo, no?
E allora va bene tutto. Ma non pensateci scemi. Che una lobby lava l'altra.
E a Roma ci state per quello. Mica per noi, che nemmeno vi abbiamo votati, voi coi vostri listini bloccati (perdonate la rima, m'ha preso la vena di protesta alla Bob Dylan...).
E a maggior ragione mi ha fatto ridere quel che ho letto ieri su CremaOggi, dopo che un amico me l'ha segnalato.
Così come Cremona Libera il giorno seguente, CremaOggi ha scritto che il senatore cremasco Renato Ancorotti ha votato a favore del DDL caccia.
E la collega di CremaOggi ha riportato una breve dichiarazione dell'imprenditore, che precisa: "Io non sono un cacciatore, non ho mai sparato, ma non vieto ad altri di farlo".
La quintessenza del cerchiobottismo. Prima l'excusatio non petita: "Io non sono un cacciatore, non ho mai sparato". Sicché? Chissenefrega, vien da commentare. Solo che toccava mettere le cose in chiaro per equilibrare la bilancia: io non c'entro.
Ma il vero capolavoro arriva dopo: "non vieto ad altri di farlo".
Avvisate (R)Ancorotti che in Italia, da che si ha memoria, non è mai esistita una legge che vietasse la caccia. Mai, da quando nel 1946 l'Italia è diventata una repubblica, una legge nazionale ha vietato la caccia, vietando così a qualcuno di sparare ad animali inconsapevoli e disarmati.
Men che meno prima di questo sciagurato DDL.
Perciò, andate e sparate in pace. E che la carabina sia sempre con voi.
(Immagine creata con Intelligenza Artificiale a scopo meramente illustrativo)
Federico Centenari
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