Il commento

26 giu 2026
Pronto Soccorso Ospedale di Cremona

Dalla Regione 400mila euro per l'acquisto di bodycam nei Pronto Soccorso: bene l'investimento, ma ora servono regole chiare a tutela della privacy

Quattrocentomila euro per acquistare bodycam destinate al personale sanitario e sociosanitario dei Pronto Soccorso lombardi.

È questa la misura annunciata dalla Regione Lombardia con l'obiettivo di contrastare il crescente numero di aggressioni ai danni di medici, infermieri e operatori sanitari.

L'investimento rappresenta certamente un segnale importante. Chi lavora ogni giorno nei Pronto Soccorso sa quanto siano aumentati gli episodi di violenza verbale e fisica nei confronti del personale. Qualsiasi iniziativa finalizzata a migliorare la sicurezza merita quindi attenzione.

Ma proprio perché si parla di sicurezza, oggi le domande sono forse più importanti delle risposte. La prima riguarda le regole di utilizzo.

Quando potrà essere attivata la bodycam? L'operatore potrà accenderla appena percepisce una situazione di tensione oppure soltanto quando l'aggressione sarà già iniziata?

Registrerà anche l'audio oppure esclusivamente le immagini? La registrazione sarà continua oppure dovrà essere attivata manualmente? Le immagini saranno utilizzabili come prova in sede giudiziaria? Per quanto tempo verranno conservate? Chi potrà visionarle?

Sono domande tutt'altro che marginali.

L'esperienza già maturata nel sistema dell'emergenza territoriale insegna infatti che l'efficacia di una bodycam non dipende tanto dal dispositivo quanto dalle procedure che ne regolano l'utilizzo.

Se le modalità operative saranno troppo restrittive, il rischio è che lo strumento diventi utile soprattutto dopo l'aggressione e molto meno durante la sua prevenzione.

Ed è proprio questo il punto. Le aggressioni in Pronto Soccorso raramente iniziano all'improvviso. Nella maggior parte dei casi sono precedute da minuti di tensione, discussioni, minacce, insulti e comportamenti aggressivi che progressivamente degenerano.

È proprio in quella fase che una bodycam potrebbe avere un reale effetto deterrente.

Ma se le regole dovessero consentirne l'attivazione soltanto quando l'aggressione è già in corso, il suo ruolo rischierebbe di ridursi principalmente alla documentazione dell'accaduto.

Un altro tema riguarda inevitabilmente la privacy. I Pronto Soccorso sono luoghi nei quali transitano quotidianamente migliaia di cittadini, molti dei quali in condizioni di particolare fragilità.

Sarà quindi fondamentale comprendere come verranno tutelati i dati personali dei pazienti, dei familiari e degli stessi operatori, garantendo al tempo stesso uno strumento realmente efficace per la sicurezza.

Le bodycam, da sole, non possono rappresentare la soluzione al problema delle aggressioni.

La sicurezza del personale sanitario passa anche attraverso organici adeguati, una presenza tempestiva delle forze dell'ordine nei casi più critici, formazione specifica sulla gestione dei soggetti aggressivi e pene certe per chi aggredisce chi sta svolgendo un servizio pubblico essenziale.

L'investimento della Regione è quindi un primo passo positivo. Ora però è necessario conoscere le procedure operative.

Perché tra acquistare una bodycam e renderla realmente uno strumento di protezione c'è una differenza sostanziale.

Ed è proprio nelle regole di ingaggio che si misurerà il successo o il fallimento di questa iniziativa.

Luigi Mastrofilippo

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