Il commento

16 lug 2026
Quinzani

"Esultanza a Montecitorio? Gente che con le preferenze non prende voti neppure dai parenti, ma la cui fedeltà al capo gli garantisce onori e ben pochi oneri"

Le scene di esultanza sugli scranni mancini di Montecitorio alla bocciatura dell’emendamento sulle preferenze sono assolutamente comprensibili per due ovvi motivi: la maggioranza ha inciampato ma soprattutto le preferenze tornano in soffitta in favore degli attuali listini bloccati.

Il che equivale ad annunciare al maiale che è morto il norcino.

Cos’altro dovrebbe fare se non esultare una classe politica fondata sulla nomina del leader? Quella gara ad abbracciare Schlein aveva un chiaro sottinteso “cara Elly quindi mi rimetti in posizione eleggibile vero?”.

Gente che con le preferenze non prende i voti neppure dei parenti, ma la cui fedeltà al capo gli garantisce onori e ben pochi oneri.

Gioia liberatoria quindi, pericolo scampato. Intima ma non meno  profonda la felicità dei franchi tiratori di maggioranza, che hanno sventato l’inaccettabile minaccia di dover essere giudicati dagli elettori.

E che dire di quei deputati disciplinati che invece hanno votato a favore ma, diciamocelo, con la morte nel cuore: sono in pace col partito e con la coscienza, ma grazie al cielo qualcun altro ha fatto il lavoro sporco.

Saranno in tantissimi a festeggiare, prenotare un ristorante in centro a Roma sarà impossibile.

Brinda Forza Italia e il suo azionariato, brinda Salvini e mezza Lega, brinda la sinistra con le sue Salis e i suoi Soumahoro. Ne hanno tutti motivo. 

Poi apro i social e leggo frotte di militanti, politici e politicanti locali esultanti anch’essi come se l’Italia avesse vinto i mondiali. Mi stropiccio gli occhi. Non ci credo. Invece è vero.

Sono contenti. 

Entusiasti che anche alla prossima campagna elettorale potranno armarsi di colla e pennelli per attaccare sui muri i faccioni soddisfatti di quelli che finiranno nei listini bloccati.

Magari al posto loro. Sicuramente al posto di chi potrebbe essere riferimento del territorio, di amministratori che dopo aver conosciuto e gestito i problemi locali potrebbero farsene carico a Roma. 

O semplicemente di coloro che gli elettori esprimendo la preferenza li avrebbero ritenuti degni. Anche a torto, ma con la possibilità di bocciarli la seguente tornata. 

Invece esultano, perché la Meloni ha inciampato, perché hanno messo sotto la maggioranza (che si è messa sotto da sola, neanche quel merito possono ascriversi), perché il governo deve andare subito a casa.

A-ca-sa!

E invece gli unici che rimarranno a casa sono i candidati cremonesi relegati in fondo alla lista. A casa ci resteranno gli elettori che si sono rotti le scatole di recarsi a votare non si sa per chi. A casa ci resta il territorio sempre meno rappresentato.

E allora mi chiedo cosa abbiano da festeggiare.

Per intenderci: le ultime leggi elettorali sono tutte una porcheria, l’emendamento respinto introduceva un meccanismo ibrido lontano dall’ideale.

Ma il meglio è nemico acerrimo del bene. Quell’emendamento approvato avrebbe significato finalmente una crepa in un sistema marcio, un primo passo verso un ravvedimento operoso della politica, un timido riavvicinamento ai cittadini.

Chi si trincera dietro il benaltrismo, chi sulle preferenze finge purismo del “reintrodurle del tutto o niente” in realtà sta dalla parte del niente, dello status quo, dei paracadutati e dei paraculati.

Ma loro festeggiano su Facebook. Rispolverando quel vecchio tormentone: “Ho vinto qualche cosa?”

Ferdinando Quinzani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostieni l’informazione indipendente

Abbiamo rinunciato alla convenienza.
Non alla verità.
SOSTIENICI

Iban SCRIPTORIA S.R.L. IT77I0200854731000107336374

Tutti gli articoli