Il commento
19 giu 2026
"La lettera degli esponenti del centrosinistra contro la decisione del sindaco sul manifesto pro-vita è importantissima: porta il dibattito tra le persone"
Caro direttore,
scusa se intervengo nuovamente sul tema del cartello Pro-vita, ma la lettera aperta con ben 34 firme "pesanti" del centrosinistra cremonese (qui il testo; ndr) è un fatto talmente ricco di significato da non poter essere liquidato come una semplice divergenza di opinione tra le diverse anime di una coalizione di governo.
Nemmeno, a mio parere, gli si deve attribuire un valore politico maggiore del necessario perché non ne conseguirà certamente una frattura nella compagine amministrativa. E per fortuna, perché in tal caso si tratterebbe di una ben fragile coalizione!
A mio parere il vero valore di questo intervento è quello di costituire sì una frattura, ma non politica né ideologica, perché sia la politica che l'ideologia hanno una funzione esclusivamente pragmatica e sicuramente l'attività amministrativa cittadina non ne soffrirà alcuna conseguenza.
Ma la pregnanza di questa lettera è immensa perché sposta drammaticamente il baricentro del discorso: da un dibattito tra parti politiche ad un dibattito tra persone.
Perché è importante? Perché un dibattito tra parti politiche non è in realtà fecondo; per quanto alcuni interventi mostrino una profondità riflessiva di grande spessore si tratta sempre di punti di vista che non smuovono le coscienze perché (purtroppo) vengono etichettati in partenza, di qua o di là, "di destra" o "di sinistra", "cattolico" o "democratico".
Chi si occupa un po' di comunicazione sa quanto le etichette siano utili per polarizzare il discorso da una parte, e per screditare l'avversario dall'altra. In entrambi i casi qualsiasi intervento diventa, nella mente di chi legge o ascolta, non un parere meditato e meritevole di considerazione quanto piuttosto un "rumore molesto" su cui non vale la pena fermarsi a riflettere.
Il fatto stesso che diversi interventi e soprattutto i relativi commenti dei giorni scorsi virassero quasi sempre dal merito (la decisione del sindaco) al contenuto del cartellone (la difesa della vita) è significativo di questo scarto cognitivo: è più facile esprimersi in termini di sì o no a priori su un tema etico che provare a ragionare su qualcosa a prima vista sfuggente come la scelta del sindaco.
La lettera invece scardina questa dinamica bipolare per ricondurre il discorso da una parte alla decisione del sindaco, frutto di una lettura esclusivamente personale e come tale discutibile; dall'altra, ben più importante, richiama l'amministratore e il suo agire alla considerazione e al rispetto dell'altro, non della semplice "sensibilità", ma della sua identità in quanto persona, con un suo sistema di valori che non necessariamente deve coincidere con quello della maggioranza.
Il passaggio da un piano soggettivo, superficiale e individualista di "sensibilità" a quello strutturale di sistema di valori è fondamentale e i firmatari della lettera lo dimostrano chiaramente: non si tratta di una sovrastruttura politica, ma del fondamento dell'esistenza di ciascuno.
Il fatto che molte persone si riconoscano ancora, a prescindere da come votano, in un sistema di valori che verte su temi davvero fondanti quali il significato della vita, del suo inizio e della sua fine, travalica le differenze politiche e annulla il valore puramente statistico del concetto di "maggioranza", che ha senso in politica, ma non nella coscienza delle persone.
E la lettera è ancora più importante in quanto i firmatari accettano di scoprire le carte e mettere in discussione proprio la banalità del vuoto esistenziale dominante e che attraversa in maniera quasi identica tutte le parti politiche, senza distinzione.
Una scelta, quella dei 34 firmatari, di grande valenza etica e, non ultimo, di coraggio politico.
Non mi aspetto un dietro front da parte del sindaco, ma questa lettera, se non annulla il fatto, ne bilancia eticamente la portata negativa.
Laura Carlino
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