Il commento

16 lug 2026
Elezioni scheda elettorale

"Legge elettorale, la maggioranza va sotto sul suo emendamento e si sfiducia sulle poltrone. Mentre il Paese fa i conti per vivere, loro fanno i conti dei seggi"

Invece di rispondere del proprio fallimento, la maggioranza attacca l’opposizione accusandola di “non voler far scegliere gli elettori”.

Già. La maggioranza va sotto sul suo stesso emendamento. Un emendamento che la Presidente del Consiglio aveva caricato politicamente, trasformandolo in una sfida alle opposizioni.

E appena perdono, invece di guardarsi in casa, fanno quello che sanno fare meglio: ribaltano il soggetto della notizia.

Ed è una precisa strategia di manipolazione comunicativa.

Non più una destra che si spacca sulla propria legge elettorale. Non più un pasticcio tutto interno alla maggioranza. Ma le opposizioni che, secondo loro, sarebbero contro la scelta degli elettori.

La realtà è un’altra. Certo, gli elettori devono poter scegliere i propri rappresentanti. Ma sempre. Tutti. Non solo quando serve a mascherare l’ennesimo tentativo di far indorare una pillola indigesta.

Perché questa legge elettorale è un abito cucito su misura per blindare chi oggi governa.

A partire da un premio di maggioranza sproporzionato, che distorce la volontà popolare per garantire il potere.

Poi i capilista bloccati. Poi i seggi sicuri nelle mani delle segreterie. Poi i nomi decisi dai partiti nei posti che contano davvero.

E solo dopo, forse, agli elettori, la possibilità di scegliere sugli avanzi.

Forse. Semmai.

Senza contare che hanno provato a infilare anche un presidenzialismo mascherato con legge ordinaria, dopo il fallimento del referendum sulla giustizia.

Quindi no. Le preferenze non erano una grande concessione democratica. Erano l’esca.

Servivano a rendere più digeribile una legge costruita per prendere il premio, controllare i posti sicuri e lasciare agli elettori solo ciò che restava fuori dai calcoli dei partiti.

Agli elettori non stavano restituendo la scelta. Stavano provando a vendere come scelta quello che continuavano a controllare.

E il paradosso è che la peggior destra di governo da quando abbiamo una Repubblica è riuscita a spaccarsi persino su questo.

Non per un sussulto democratico. Non perché qualcuno abbia improvvisamente scoperto il valore della rappresentanza.

Ma per una pura e feroce guerra interna di potere.

Collegi. Seggi. Capilista. Posti garantiti. Chi entra. Chi resta fuori. Chi si assicura la prossima legislatura.

Altro che “far scegliere gli elettori”. Si sono divisi proprio su come distribuire il potere dentro una legge pensata per conservarlo.

Ed è qui che la distanza dal Paese reale diventa abissale.

Mentre l’Italia registra il peggior rapporto tra stipendi e costo della vita d’Europa, mentre milioni di italiani rinunciano a curarsi, e mentre famiglie e imprese affogano nei costi energetici, la priorità di chi governa resta calcolare come mantenere il potere a spese della democrazia.

Non si sono divisi sulle risorse per la sanità. Non sul lavoro. Non sulle scuole. Non sulle imbarazzanti scelte di una politica estera in cui siamo sempre più ridicoli e subalterni.

No. Si sono sfiduciati da soli sulle loro poltrone. Mentre il Paese fa i conti per vivere, loro fanno i conti dei seggi.

E dopo uno spettacolo così, le dimissioni non sarebbero una forzatura.

Sarebbero l’unico atto di decenza politica rimasto.

Paolo Losco

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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