Il commento

17 giu 2026
Manifesto pro vita

Il paradosso del cartellone pro-vita: quando la rimozione diventa pubblicità. Oggi non si discute più del contenuto del manifesto, ma della sua eliminazione

Al di là delle convinzioni personali sul tema dell'aborto, c'è un aspetto di questa vicenda (la rimozione del manoifesto pro vita davanti all'ospedale; ndr) che merita una riflessione politica e comunicativa.

Il manifesto di SOS Vita era presente da anni nei pressi dell'ospedale. Lo vedevano i cittadini che transitavano in quella zona, qualche paziente, qualche visitatore, qualche pendolare in attesa dell'autobus.

Poi è arrivata la decisione di rimuoverlo. Da quel momento il manifesto è diventato un caso politico.

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Migliaia di persone che probabilmente non avevano mai notato quel cartellone hanno iniziato a parlarne.

È uno dei più classici paradossi della comunicazione contemporanea. Quando si cerca di eliminare un messaggio considerato scomodo, spesso si ottiene l'effetto opposto: gli si regala una visibilità infinitamente superiore a quella che avrebbe avuto rimanendo dov'era.

È ciò che sembra essere accaduto anche in questo caso. L'obiettivo dichiarato era evitare che quel messaggio potesse influenzare o creare disagio.

Il risultato concreto è che oggi quel messaggio è stato visto, discusso e rilanciato da un numero di persone enormemente superiore rispetto a quelle che lo avrebbero osservato passando davanti all'ospedale.

Si è sostenuto che quel manifesto fosse problematico. Ma la sua rimozione lo ha trasformato in un simbolo.

Si è cercato di ridurne l'impatto. Ma lo si è portato al centro del dibattito cittadino.

Si è tentato di limitarne la diffusione. E gli si è regalata una pubblicità che nessuna campagna di affissioni avrebbe potuto acquistare.

È per questo che viene spontaneo chiedersi se la scelta sia stata davvero efficace. Perché una decisione politica non dovrebbe essere valutata soltanto dalle intenzioni che la motivano, ma anche dagli effetti che produce.

E gli effetti, in questo caso, sono sotto gli occhi di tutti.

Oggi non si discute più del contenuto di quel manifesto. Si discute della sua rimozione.

Non si parla più di un cartellone affisso a una fermata dell'autobus. Si parla di libertà di espressione, di ruolo delle istituzioni, di sensibilità individuali e di limiti dell'intervento pubblico.

La vicenda ha ormai superato di gran lunga i confini del manifesto stesso.

Ed è qui che torna attuale un vecchio detto della politica e dell'amministrazione pubblica: a volte la pezza è peggio del buco.

Perché se davvero l'obiettivo era ridurre la visibilità di quel messaggio, i fatti raccontano una storia diversa.

Quel manifesto, che per anni era rimasto sostanzialmente confinato a un angolo della città, oggi è conosciuto da migliaia di persone che probabilmente non lo avevano mai visto.

E questo non è avvenuto nonostante la rimozione. È avvenuto proprio a causa della rimozione.

Forse, alla fine, la domanda più interessante non è se quel manifesto dovesse restare o essere tolto. La domanda è se la scelta di rimuoverlo abbia realmente raggiunto lo scopo che si era prefissata.

Perché osservando quanto accaduto nelle ultime settimane, la risposta appare sempre meno scontata.

Luigi Mastrofilippo

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