Il commento

11 feb 2026
Bandiera Pd

Il Pd, l'assoluzione dell'ex sindaco Uggetti e la riabilitazione postuma di Berlusconi: quando destra e sinistra si riflettono l’una nell’altra

C’è un’Italia che non ricorda, e un’altra che preferisce non interrogarsi sul significato delle decisioni giudiziarie. Le due, spesso, coincidono. È l’Italia che si commuove davanti all’effigie del “povero Silvio”, presentato da una parte della narrazione mediatica come riabilitato dalla Cassazione dopo trent’anni di presunte “ingiustizie”, nonostante la decisione non contenga alcuna affermazione in tal senso; ed è la stessa che, dopo quasi due anni, festeggia pubblicamente a Lodi o in un bar di Crema per l’assoluzione dell’ex sindaco Simone Uggetti, rivendicando un onore ritenuto finalmente ristabilito.

In entrambi i casi, tuttavia, il riferimento alla cosiddetta “verità giudiziaria” appare quantomeno problematico: più che i contenuti delle decisioni, prevalgono una narrazione semplificata e una diffusa inclinazione all’autoassoluzione.

Partiamo dal Cavaliere. Per settimane alcuni giornali di area conservatrice, tra cui Il Foglio — testata che, come molte altre, ha beneficiato in passato di contributi pubblici all’editoria — hanno enfatizzato una decisione della Corte di Cassazione presentandola come una sorta di “assoluzione postuma” di Silvio Berlusconi dai presunti rapporti con la mafia. Titoli come “Nessun legame con Cosa nostra” hanno suggerito l’esistenza di una presa di posizione netta dei giudici di legittimità.

Dal testo della sentenza, tuttavia, non emerge alcuna affermazione di questo tipo. La decisione della Cassazione si limita infatti a dichiarare inammissibile il ricorso del procuratore generale di Palermo contro la precedente pronuncia che aveva escluso, nei confronti di Marcello Dell’Utri, l’applicazione della sorveglianza speciale e la confisca dei beni. Non vi è alcuna “assoluzione”, né una revisione del passato giudiziario, né una smentita delle sentenze precedenti. Si tratta di una decisione di natura processuale, circoscritta all’oggetto del ricorso.

Ciò non ha impedito che una parte del dibattito pubblico attribuisse alla pronuncia un significato che essa non contiene. In questo senso, più che la realtà degli atti giudiziari, ha pesato la semplificazione mediatica, che ha contribuito a riattivare una narrazione già ampiamente sedimentata.

Sul versante opposto dello spettro politico, pur con le dovute differenze di contesto e di proporzioni, il copione presenta tratti analoghi. Lo scorso ottobre, a Lodi, una manifestazione pubblica — con l’intervento di Michele Serra — ha celebrato l’assoluzione di Simone Uggetti, ex sindaco del Partito democratico, accompagnata dalla presentazione di un libro autobiografico.

L’evento è stato raccontato con toni fortemente celebrativi. Il libro è stato successivamente presentato anche al Pirellone e nella Sala della Regina di Montecitorio, alla presenza, tra gli altri, di esponenti dell’area riformista del Partito democratico (tra cui Lorenzo Guerini e Simona Malpezzi), di figure storiche del partito (come Piero Fassino) e della segretaria Elly Schlein, che nel 2023 aveva definito la vicenda giudiziaria di Uggetti un “calvario”.

Gli esponenti del Movimento 5 Stelle (dopo l'assoluzione in secondo grado) arrivarono anche a ipotizzare, in termini politici e simbolici, forme di risarcimento istituzionale, evocando persino l’idea di un seggio parlamentare.

Sul tema era intervenuto anche l’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli, secondo cui “i mezzi d’indagine vengono usati non solo contro mafiosi e delinquenti: si pensi alle intercettazioni nel caso Uggetti, cose da Stato di polizia, non da democrazia liberale”. Uggetti ha a sua volta dichiarato, esprimendo una valutazione personale: “Quando una procura, un giornale e un partito politico si mettono insieme per distruggerti, ci riescono”.

Il tour di presentazione è destinato a proseguire anche a Crema, con la partecipazione del sindaco Fabio Bergamaschi, del consigliere regionale Matteo Piloni e di Stefania Bonaldi, oggi nella segreteria nazionale del partito. Lo stesso partito che, negli ultimi anni, ha sostenuto con forza interventi normativi volti a ridimensionare fino a eliminare il reato di abuso d’ufficio, riforma poi portata a compimento dall’attuale maggioranza di governo.

Alla luce di questa narrazione, appare utile richiamare il contenuto delle motivazioni della sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte d’appello di Milano, così come sintetizzate in un articolo di Gianni Barbacetto, giornalista che ha seguito a lungo l’inchiesta.

Secondo quanto riportato nelle motivazioni, la Corte afferma che “è infatti pacificamente emerso che il sindaco Uggetti e l’avvocato Marini — principale soggetto interessato a quel procedimento, in quanto consigliere della società Astem, partecipata del Comune, detentrice della maggioranza delle quote della Sporting Lodi che si sarebbe poi aggiudicata la gara — abbiano interloquito illegittimamente tra loro per tutta la durata della procedura, fin dal momento della sua ideazione, gestendo di fatto l’intero sviluppo della stessa”, qualificando tali interlocuzioni come indebite interferenze nel procedimento amministrativo.

I giudici hanno inoltre riqualificato il reato originariamente contestato — la turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.) — nella fattispecie di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.), precisando che quest’ultima riguarda l’indebita influenza sul procedimento amministrativo.

Nelle motivazioni si legge altresì che “deve ritenersi pienamente accertata la materialità del fatto contestato e l’attribuibilità dello stesso agli odierni appellanti”. L’assoluzione è stata tuttavia pronunciata in applicazione dell’articolo 131-bis del codice penale, ritenendo che “l’offesa, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, sia di particolare tenuità”.

Ciò nonostante, la vicenda viene spesso presentata, nel dibattito pubblico, come emblema di una presunta “mala giustizia” o di una persecuzione giudiziaria ai danni di amministratori onesti. È indubbio che la spettacolarizzazione dei procedimenti penali e la loro durata producano effetti rilevanti e talvolta devastanti sulla vita delle persone coinvolte. Questo imbarbarimento va condannato e combattuto senza ambiguità. Ma è altrettanto evidente la tendenza opposta e speculare a semplificare o riscrivere il significato delle decisioni giudiziarie.

Nel confronto pubblico, destra e sinistra finiscono così per riflettersi l’una nell’altra. I sostenitori di Berlusconi celebrano un’assoluzione che non risulta dagli atti; una parte del campo progressista enfatizza una decisione che, pur assolutoria sul piano penale, si fonda sull’accertamento di una condotta ritenuta sussistente ma non punibile per la sua particolare tenuità.

In entrambi i casi, l’attenzione viene spostata dai fatti accertati ai presunti giudici “cattivi”, alla stampa accusata di cercare scandali o a funzionari pubblici che avevano segnalato irregolarità. La giustizia viene così utilizzata come strumento di costruzione identitaria più che come sede di accertamento dei fatti.

I processi si trasformano in contrapposizioni da tifoseria, i magistrati in arbitri sospettati di parzialità, e le distorsioni accertate diventano elementi da minimizzare o rimuovere. È un Paese che tende ad autoassolversi a fasi alterne e che, da decenni, ricorre a una narrazione vittimistica: “ce l’hanno con noi”, “è un complotto”, “il vizio c’era, ma era marginale”.

Alla luce di questi elementi, appare quantomeno discutibile, sul piano politico, la scelta di esponenti del Partito democratico di avallare — in termini che sembrano difficilmente conciliabili con il contenuto delle motivazioni della sentenza — la rappresentazione della vicenda Uggetti come una “storia di mala giustizia”.

Una scelta che rischia di produrre effetti paradossali, soprattutto in una fase delicata come quella che precede il referendum sulla separazione delle carriere, finendo per rafforzare, anche involontariamente, una narrazione di sistematico discredito nei confronti della magistratura portata avanti da tempo dall’attuale maggioranza di governo.

Marco Degli Angeli

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