Il commento

18 giu 2026
Consiglio

La lettera aperta contro la decisione del sindaco di rimuovere il manifesto pro-vita cambia radicalmente le carte in tavola e apre un problema politico

Fino a pochi giorni fa la vicenda del manifesto pro-vita sembrava destinata a seguire uno schema abbastanza prevedibile.

Da una parte il sindaco Andrea Virgilio e il Partito Democratico. Dall'altra il mondo cattolico, il Movimento per la Vita e il centrodestra.

Una classica contrapposizione ideologica. O almeno così sembrava.

La lettera aperta diffusa nelle ultime ore (si può leggere qui) cambia però completamente il quadro. Perché tra i firmatari non compaiono soltanto esponenti del volontariato cattolico o personalità tradizionalmente vicine alle posizioni pro-vita. 

Compare l'ex sindaco Gianluca Galimberti. Compaiono esponenti storicamente collocati nell'area del centrosinistraCompaiono consiglieri comunali appartenenti alla stessa maggioranza che sostiene Andrea Virgilio.

E soprattutto compare il nome di Riccardo Merli, capogruppo di Fare Nuova Cremona Attiva, una delle forze che sostengono l'attuale amministrazione.

A questo punto il tema non è più il manifesto. Il tema diventa inevitabilmente politico. Perché la narrazione proposta fino ad oggi dal Partito Democratico si basava su un presupposto preciso. 

Che la rimozione fosse una scelta di civiltà. Che il manifesto fosse colpevolizzante. Che rappresentasse una forma di pressione psicologica. Che la sua presenza fosse incompatibile con la funzione dell'ospedale.

La lettera aperta afferma esattamente il contrario. Non con toni aggressivi. Non con accuse. Ma con una frase che pesa come un macigno nel dibattito. "Far conoscere tali opportunità non rappresenta una minaccia per alcuno."

Sono poche parole. Ma hanno un significato enorme. Perché arrivano dall'interno dello stesso mondo politico e culturale che tradizionalmente si riconosce nei valori del centrosinistra sociale, del cattolicesimo democratico e dell'associazionismo.

E questo cambia radicalmente la lettura della vicenda. Perché dimostra che non siamo davanti a uno scontro tra progressisti e conservatori. Non siamo davanti a uno scontro tra laici e cattolici. Non siamo davanti a uno scontro tra destra e sinistra.

Siamo davanti a una discussione che attraversa trasversalmente gli schieramenti. Ed è forse proprio questo l'elemento che sta emergendo con sempre maggiore evidenza.

La decisione del sindaco non ha aperto una frattura tra maggioranza e opposizione. Ha aperto una frattura dentro mondi che fino a pochi giorni fa sembravano parlare la stessa lingua.

Per questo motivo la vera domanda oggi non è più se il manifesto dovesse essere rimosso oppure no.

La vera domanda è un'altra. Se persino all'interno della maggioranza, del cattolicesimo democratico e dell'area che ha sostenuto Virgilio emergono voci che invitano a ripensare quella scelta, siamo davvero sicuri che la vicenda possa essere liquidata come una semplice polemica ideologica della destra?

Forse no. Forse la questione è più profonda. 

E forse il fatto politicamente più rilevante non è il manifesto che è stato tolto. Ma il numero crescente di persone che, anche all'interno dell'area che governa la città, stanno iniziando a chiedersi se quella fosse davvero la strada giusta.

Luigi Mastrofilippo

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