Editoriale
05 apr 2026
Cremona Libera nel ciclone per illazioni e accuse da chi non gradisce il pensiero non allineato. Ma qui non c'è proprio niente da nascondere: ecco perché
Ho atteso un paio di giorni per darmi il tempo di maturare la decisione che reputo corretta per me e, soprattutto, per elaborarla nel modo migliore possibile. Tacere, fare finta di niente, attendere che la buriana passasse sarebbe stata la soluzione più efficace. Ma anche la più furba.
E io non sono furbo. Non mi reputo nemmeno particolarmente intelligente, a dirla tutta. Onesto e moralmente pulito, sì, però. E non permetto a nessuno di mettere in discussione queste mie caratteristiche.
Nei giorni scorsi sono successe alcune cose molto spiacevoli ai danni di Cremona Libera, del suo editore e del sottoscritto. Ed ecco perché scrivo questo editoriale: perché non ho intenzione di sottrarmi al confronto e perché non ho niente da nascondere.
I fatti.
Il 30 marzo ricevo da una persona che conosco da parecchi anni un commento politico. Lo scritto riguarda le dimissioni di Daniela Santanchè e il possibile futuro politico del signor Renato Ancorotti, imprenditore cremasco nonché senatore da sempre molto legato a Santanchè.
Leggo attentamente l'analisi (chi vuole la trova qui), effettuo alcune verifiche interpellando anche l'autore, che chiede per ragioni che attengono alla sua sfera personale di essere coperto da uno pseudonimo, e, pur rilevando subito che sarebbe risultata scomoda per il signor Ancorotti, decido di pubblicarla come commento giornalistico, poiché non contiene alcun passaggio diffamatorio.
Il giorno seguente vengo contattato da una collega cremasca che tra le varie cose segue la comunicazione del signor Ancorotti. Mi spiega che l'imprenditore intende replicare e mi chiede se può girargli il mio numero di telefono. Rispondo che non c'è alcun problema: anzi, se il signor Ancorotti preferisce, dico alla collega, può anche mandarmi una replica scritta.
Il 31 marzo e il primo di aprile trascorrono senza avere notizie dal fronte cremasco. Il 2 aprile, alle ore 7.41, nella mail di Cremona Libera trovo finalmente la replica del sig. Ancorotti, inviata dalla collega cremasca, che si firma con nome e cognome seguito dalla precisazione “Segreteria Sen. Renato Ancorotti/Cavaliere del lavoro”.
Leggo quindi la replica. La trovo piccata, sdegnata, scritta con un livore di fondo che raramente ho riscontrato in altre prese di posizione conseguenti ad articoli miei o di altri cronisti. Soprattutto, quella replica contiene molte imprecisioni, alcune illazioni e alcune insinuazioni.
Parla a nuora perché suocera intenda. E già qui mi chiedo che bisogno abbia un imprenditore affermato, senatore della Repubblica e Cavaliere del lavoro di nascondersi dietro illazioni e insinuazioni. In altre parole, sta replicando a un piccolo giornale di provincia: che bisogno ha di parlare per metafore, per mezze frasi, insinuare dubbi e accuse?
Senza contare che il sig. Ancorotti, Senatore della Repubblica, scrive “editoriale” anziché "commento", dimostrando di non conoscere la fondamentale differenza che nel giornalismo corre tra un commento e un editoriale (il commento esprime il parere di chi scrive; l'editoriale rispecchia il pensiero dell'editore della testata).
Al netto delle tante imprecisioni contenute nella sua replica (a partire dall'iniziale denigrante frase con la quale afferma di apprendere solo ora dell'esistenza di Cremona Libera, nonostante io e il sig. Ancorotti avessimo avuto almeno due telefonate alcuni mesi prima a proposito del tema sicurezza, sul quale la persona ha dimostrato di sapere poco o niente, e la riprova è nei messaggi whatsapp tra me e lui che ancora conservo) mi colpisce la non troppo velata affermazione finale: “A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si indovina. Ho cercato, spinto dalla curiosità, informazioni sulla vostra società editoriale ma non riesco a risalire ai titolari perché è una società schermata dietro un'altra società fiduciaria. È un'anomalia che, francamente, fa porre qualche domanda. L'unico amministratore noto è riconducibile - secondo quanto pubblicato sui social media - a un legame con una figura che da anni cerca di minare la serenità del partito e dei suoi iscritti”.
Insomma, il sig. Ancorotti insinua che dietro a Cremona Libera vi sia qualcuno che intende arrecare danno a lui e a una parte di Fratelli d'Italia e trova “anomalo” che gli editori di questo giornale abbiano preferito non comparire con nomi e cognomi bensì attraverso una società “schermata” da una fiduciaria.
A quel punto mi confronto con l'editore e decido di pubblicare per intero la replica dandole lo stesso spazio riservato al commento al quale Ancorotti replica. Questa pratica è prevista dal codice deontologico dei giornalisti. Quasi nessuno la applica, perché le repliche possono essere spesso scomode e si ha l'abitudine di relegarle in zone poco visibili del giornale.
Io no. Io rispetto la deontologia e assegno alla replica l'apertura del giornale, ossia lo stesso spazio che ha ricevuto, il 31 marzo, il commento. Tuttavia, non intendendo chiudere gli occhi sulle inesattezze e sulle gravi accuse del sig. Ancorotti, a mia volta ribatto alla sua replica, difendendo l'operato del giornale.
Il post relativo alla replica viene condiviso sulla pagina Facebook di Cremona Libera e tempo qualche ora scoppia il finimondo.
Il sig. Ancorotti, non contento delle sue insinuazioni e allusioni, si lamenta perché a suo dire il titolo, con un virgolettato tipico dei titoli (ossia conciso e stringato, non parola per parola) non rispecchia il suo pensiero. Non solo: scrive che io ho dimostrato scarsa professionalità, ledendo gravemente la mia dignità professionale (cosa che non consento di fare a nessuno e che sarà oggetto di valutazioni in sede legale).
Alle sue accuse replico piccato e mal me ne incoglie, poiché da quel momento scendono in campo i pretoriani: ed ecco una ridda di commenti offensivi sul giornale e tutti, casualmente a sostegno del sig. Ancorotti. Dopo ore di martellamento social, stanco di assistere a un branco di cani assetati di sangue, decido di cancellare il post.
Arriviamo a sabato 4 aprile. Sul blog di Vittoriano Zanolli compare un commento sotto lo pseudonimo di craxiana memoria “Ghino di Tacco”, nel quale si riassume malamente la vicenda aumentando le illazioni e le insinuazioni e scrivendo perfino che il fatto che a editare Cremona Libera sia una società coperta da una fiduciaria sia “vietatissimo dalla legge sull'editoria”.
Da notare: questo passaggio viene poi cancellato dal commento di Ghino di Tacco nel corso di una delle tantissime modifiche che durante la giornata quello stesso commento subisce. E non a caso, quel “vietatissimo dalla legge sull'editoria” è pura e semplice diffamazione, perché non c'è alcun divieto a che la società editrice sia schermata da una fiduciaria.
L'editore di Cremona Libera, come ho precisato subito nell'editoriale di presentazione del giornale, a metà giugno del 2025, si sostanzia in un gruppo di imprenditori e liberi professionisti, che hanno voluto creare una voce locale indipendente a loro spese, senza chiedere finanziamenti pubblici, senza chiedere un solo centesimo ai cittadini e, per il momento, senza nemmeno ricorrere alle inserzioni pubblicitarie.
Queste persone hanno proposto a me – giornalista freelance con partita Iva – la direzione attraverso un regolare contratto di collaborazione.
Perché queste persone, che non hanno collegamenti con associazioni o gruppi di potere locale, hanno preferito non far trapelare i nomi ma creare semplicemente una società editrice – Scriptoria Srl – per editare il giornale, dopo aver compiuto con successo tutti i passaggi di legge in tribunale per il deposito della testata e per ottenere l'autorizzazione a pubblicare?
(Ps, è tutto precisato in calce alla homepage, nella cosiddetta “gerenza”, dove compare il nome della società editrice e il numero di registrazione presso il Tribunale di Cremona: controllate in questo preciso momento, se volete).
Per una ragione molto semplice: perché l'obiettivo era ed è quello di fornire alla città una voce libera e indipendente e per farlo al meglio, per evitare pressioni, minacce o semplici rotture di palle, la cosa migliore da fare è fare un passo indietro e restare dietro le quinte.
Piace? Non piace? E' legittimo. Tanto, a metterci la faccia e a rispondere di ciò che viene pubblicato c'è il sottoscritto. E fin dall'inizio ho accettato anche questo onere, perché non ho nulla da nascondere, non sono ricattabile, non ho mai avuto e non ho tessere di partito, non aderisco a nessuna associazione, ente, gruppo, comunità.
Vivo del mio lavoro e non devo niente a nessuno. Se sbaglio, pago di persona. Non ho protezioni politiche, non ho amicizie influenti in alcun ambito, si tratti della Chiesa, delle associazioni di categoria; nemmeno della bocciofila.
Rispondo unicamente alla mia coscienza, ai lettori e al mio editore.
E credetemi, la scelta dell'editore di Cremona Libera è tutt'altro che esagerata. Anche in una piccola città come Cremona. Io stesso, nel 2015, ho visto crollare e chiudere il giornale che dirigevo all'epoca (Articolo Ventuno) per le pressioni esercitate su chi aveva deciso di iniziare a finanziare quella pubblicazione. Altri, coloro che hanno detto sissignore, hanno fatto strada, andando nel giro di pochi anni a ricoprire alte cariche in associazioni locali.
Ma questa, come si dice, è un'altra storia.
Torniamo a noi.
Tra i tanti vaniloqui di Ghino di Tacco, innescati da alcuni passaggi tra le righe del sig. Ancorotti nella sua replica, c'era anche quello che vedeva in Fabio Bertusi, nome noto della politica locale, il vero editore di Cremona Libera. A Ghino di Tacco e a Vittoriano Zanolli ha replicato lo stesso Bertusi (che io conosco personalmente da anni per ragioni di lavoro, questo non è un mistero), giustamente riservandosi di effettuare le sue valutazioni in sede legale.
Insomma, questo è successo in questi giorni. Cremona Libera ha semplicemente fatto quello che fa da poco meno di un anno: pubblica articoli, spesso scomodi, ma stavolta si è scontrata con il sig. Ancorotti, che ha ritenuto opportuno riversare su di me e sul giornale una montagna di merda.
Non ci sarebbe niente di male, per carità, se non fosse che l'uomo ha sbagliato tutto. Ha fatto confusione, ha accusato non velatamente, ha insinuato, ha cercato di farci del male. Ghino di Tacco e Zanolli hanno dato sponda e amplificato questo messaggio fuorviante.
Quanto a me, ho pronte le mie dimissioni da direttore responsabile. Le invierò martedì all'editore, dal quale, in questo anno, non ho ricevuto un solo ordine circa la linea del giornale. Non lo dico per captatio benevolentiae: lo dico perché è bene si sappia che l'editore non mi ha mai imposto nulla. Non mi ha mai chiesto di scrivere o non scrivere di un dato argomento: mi ha dato carta bianca.
E proprio per questo all'editore invierò la mia lettera di dimissioni. Perché sono una persona moralmente pulita e professionalmente corretta, abituata ad assumersi le proprie responsabilità.
Mia è stata la scelta di pubblicare il commento che ha innescato tutto; mia la scelta di replicare con forza al sig. Ancorotti. Mia la responsabilità di aver messo a repentaglio il giornale per far fronte ad attacchi pretestuosi che sarebbero caduti nel dimenticatoio se solo io non avessi mosso un dito.
Per questo rimetto la decisione all'editore. In Italia chi sbaglia non paga, viene promosso. Ebbene, per ricorrere al termine utilizzato dal sig. Ancorotti, in questo voglio essere una "anomalia". L'editore agirà come riterrà opportuno.
Una cosa è certa: allo specchio continuerò a guardarmi come ho sempre fatto, senza alcun problema. E questo, solo questo, è ciò che conta, per me.
Federico Centenari
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