Editoriale
02 apr 2026
Ancorotti: "Non devo nulla a Daniela Santanchè. Cremona Libera edita da un editore anomalo". Eh no, Senatore, si chiama libertà di espressione. Ecco perché
A seguito della pubblicazione, il 31 marzo, dell'articolo titolato "Fratelli d'Italia Cremona tra scosse nazionali e tensioni locali: lo stretto rapporto tra Santanchè e Ancorotti apre non pochi interrogativi sul futuro" (a questo link), riceviamo oggi la replica del Senatore Renato Ancorotti.
Cremona Libera accoglie con favore il riconoscimento, espresso anche nella replica del Senatore, dell’importanza di una voce in più nel dibattito pubblico. È esattamente da questa convinzione che nasce il nostro giornale: offrire uno spazio libero, capace di affrontare temi e porre domande che troppo spesso, per prudenza o per prossimità al potere, altri preferiscono evitare.
Tuttavia, dalla replica del Sen. Ancorotti emergono valutazioni e illazioni che abbiamo scelto di pubblicare integralmente proprio perché crediamo fino in fondo nella libertà di espressione e nel diritto di ciascuno di esporre la propria posizione. Riteniamo però doveroso chiarire che le ricostruzioni che riguardano il nostro giornale e la sua struttura editoriale sono del tutto prive di fondamento. A questo proposito, in calce alla replica del Senatore risponde il direttore nel merito.
Se c’è un elemento che questa vicenda rafforza, è la nostra determinazione: continueremo a svolgere la nostra attività con ancora maggiore impegno, rigore e senso di responsabilità, con l’obiettivo di migliorare costantemente la qualità dell’informazione che offriamo al territorio.
Riteniamo infatti essenziale fare luce, con equilibrio e serietà, anche sulle dinamiche di potere, nei partiti così come nelle istituzioni, proprio perché rappresentano uno degli snodi fondamentali della vita democratica. Raccontarle, analizzarle e, quando necessario, metterle in discussione non è un esercizio polemico, ma un servizio ai cittadini e un contributo al buon funzionamento degli strumenti della democrazia.
Di seguito la replica del Senatore Ancorotti.
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Egregio Direttore,
ho letto, non senza meraviglia, l'articolo pubblicato sul vostro sito. Non conoscevo l'esistenza della vostra testata, che saluto con piacere: ogni voce in più nel dibattito pubblico è, in linea di principio, un contributo alla democrazia.
Ho deciso di replicare perché alcune ricostruzioni contenute nell'articolo non corrispondono alla realtà dei fatti. Comprendo che si tratti di un periodico di opinione e che l'articolo in questione sia un commento, ma, a mio avviso, le opinioni non possono mai discostarsi dai fatti; e in questo caso rischiano prima di tutto di sminuire il grande lavoro fatto dagli iscritti al partito in questi ultimi mesi, e poi perché parlare di tesseramenti in questi termini, senza basi solide, è scorretto verso chi ha scelto di aderire a Fratelli d'Italia motivato dal sano principio della partecipazione alla vita sociale e politica del nostro territorio.
Pertanto, partiamo dai fatti: conosco Daniela Santanchè da molto tempo. È storia. È una persona alla quale devo riconoscenza, e non ho alcuna difficoltà a dirlo pubblicamente: è stata lei a presentarmi a Giorgia Meloni, che mi consegnò personalmente la tessera del partito; e fu sempre la Presidente del Consiglio a propormi la candidatura al Senato, senza intercessione di alcuno. Non ho mai nascosto questo percorso, né ho mai avuto motivo di farlo.
Quanto alle vicissitudini che in queste ore la riguardano, non entro nel merito. Non ho le competenze per farlo e sarà il tempo a darle ragione o torto, come è giusto che sia. Quello che posso dire è che sono una persona leale, che rispetta le persone, l'amicizia e i percorsi fatti insieme.
La lealtà non è opportunismo: è un modo di essere e di agire. Sono certo che anche il consigliere regionale Ventura — la cui candidatura alle elezioni regionali fu sostenuta dal sottoscritto convincendo anche una scettica Daniela Santanchè — condivida questa impostazione.
Leggo con un certo divertimento il dato preciso sulle tessere. Finalmente qualcuno ha i numeri: sarei curioso di sapere come li ha ottenuti, visto che da mesi i dirigenti locali del partito chiedono — senza risultato — di avere un quadro trasparente della situazione. Un dettaglio che invita a qualche riflessione sulla solidità e sulla fedeltà delle fonti utilizzate dall'articolo.
Cinque mesi di immobilismo, scrive l'articolo. La realtà è un'altra. In questi mesi, molte persone si sono avvicinate al partito dopo aver partecipato a cene, incontri, convegni e gazebo. Prima e dopo il referendum, Fratelli d'Italia a Crema è stata la sezione più attiva della provincia. Chi si informa e ha avuto il buongusto di seguire da vicino queste iniziative lo sa bene.
Poiché l'articolo mette in dubbio la mia leadership politica, mi permetto di elencare, senza enfasi, alcuni risultati concreti e facilmente verificabili con un po' di buona volontà: ho riaperto la sede territoriale del partito facendomi personalmente garante; 4 milioni di euro portati alla nostra provincia per il Festival Monteverdi; un ulteriore milione di euro per il territorio con il comune di Cremona come capofila; vari sostegni e patrocini ministeriali a iniziative territoriali e ai progetti della Fiera di Cremona; presentazione di una legge sul femminicidio e un disegno di legge per la riforma del settore estetico che interessa 150.000 imprese e 290.000 operatori in tutta Italia.
Posso fare di più? Certamente: i prossimi mesi mi vedranno impegnato su altre partite importanti e a mantenere il dialogo proficuo con tutte le amministrazioni locali, indipendentemente dal loro colore politico, come ho sempre fatto per il bene e lo sviluppo del territorio e mai per "oscillazioni" di convenienza.
Se non dovessi essere ricandidato, pazienza: non sarà per il venir meno di una presunta copertura politica della Santanchè che, peraltro, non è mai esistita. La mia posizione è determinata da Giorgia Meloni e da nessun altro.
Ho un lavoro che amo, che ho costruito da solo senza aiutini da parte di alcuno, senza raccomandazioni da parte di parenti (suoceri compresi), che genera circa un migliaio di posti di lavoro e produce positive ricadute concrete sul territorio. A differenza di altri, non ho mai fatto politica per necessità e non ho intenzione di cominciare adesso.
Sul congresso, l'articolo sostiene che avrei cambiato posizione. Non è così. Non ho mai invocato con forza un Congresso. Viceversa, ho sostenuto che un congresso è la strada giusta: è la forma più trasparente e democratica per scegliere una leadership. Il problema è costituito da coloro che, invece di costruire, preferiscono escludere, dividere, logorare. Un gioco antico, che risponde a una logica semplice: divide et impera. Non è la politica in cui credo, e non è la politica che meritano gli iscritti di Fratelli d'Italia.
Temo che questo articolo sia parte di quello stesso gioco. Un gioco che non nasce oggi: sono le stesse dinamiche che abbiamo già viste praticate nel Popolo della Libertà e che ora qualcuno cerca di replicare in Fratelli d'Italia. I militanti che hanno vissuto quegli anni le ricordano bene. E sanno riconoscere uno schema già visto. Peraltro, hanno già lavorato, in diverse occasioni, per far perdere i nostri candidati.
I "corpi estranei" sono quelli saliti sul carro del vincitore, folgorati sulla via di Damasco, che elemosinano candidature dopo aver iniziato con il Popolo della Libertà, essere transitati per Forza Italia, passati in Italia Viva per poi approdare recentemente, con una certa disinvoltura politica, in Fratelli d'Italia, la disinvoltura tipica di chi afferma "Franza o Spagna purché si magna".
Pertanto, non esiste nessuna vicenda Santanchè-Ancorotti.
Mi piacerebbe conoscere l'identità dell'autorə (non è un errore di stampa ma è il politicamente corretto che ci impone di includere anche chi non dovesse riconoscersi nel binarismo di genere) di questo articolo, sempre che non si tratti di uno pseudonimo. Un confronto personale sarebbe interessante e arricchente da ambo le parti.
Questi i fatti; su questi fatti poi si potrà esprimere un'opinione, altrimenti si resta nel campo delle illazioni e delle suggestioni, e allora bisogna cominciare a chiedersi chi c'è dietro e se c'è un disegno ulteriore. A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si indovina. Ho cercato, spinto dalla curiosità, informazioni sulla vostra società editoriale ma non riesco a risalire ai titolari perché è una società schermata dietro un'altra società fiduciaria. È un'anomalia che, francamente, fa porre qualche domanda.
L'unico amministratore noto è riconducibile - secondo quanto pubblicato sui social media - a un legame con una figura che da anni cerca di minare la serenità del partito e dei suoi iscritti.
È un fatto. Lo segnalo, senza ulteriori commenti, a chi vorrà farsi una propria opinione.
Renato Ancorotti
Senatore della Repubblica, Cavaliere del Lavoro
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Gentile Senatore,
la ringrazio per la sua replica, che volentieri pubblico. Mi permetta, tuttavia, poche precisazioni a mia volta.
Stupisce anzitutto il suo incipit, laddove evidenzia il fatto che non conoscesse la testata. Stupisce perché io personalmente, qualche mese fa, l'ho contattata telefonicamente due o tre volte, qualificandomi e riportando su Cremona Libera alcune sue dichiarazioni in merito al tema sicurezza e all'operazione “Strade sicure”. In altre parole, lei è stato ospite su questa testata ma se ne deve essere dimenticato. Nessun problema.
Quanto al passaggio sul numero delle tessere di Fratelli d'Italia, stupisce ancor più che una persona così preparata e addentro alle vicende del partito non conosca il numero dei tesserati di quello stesso partito. Senza contare che proprio un mesetto fa il dato relativo a Crema è stato pubblicato dal giornale online Crema News (qui trova il link). Forse non conosce nemmeno quest'altra testata, peraltro proprio della sua città, ma... transeat.
Se a questo si aggiunge il fatto che il collaboratore che ha scritto il commento è persona che ben conosco e delle cui fonti non ho motivo di dubitare, spiace leggere il suo invito a fare “qualche riflessione sulla solidità e sulla fedeltà delle fonti utilizzate dall'articolo”.
Vengo ora alla parte conclusiva, laddove esprime il desiderio di conoscere l'autore del commento. Un passaggio pleonastico e fintamente ingenuo il suo, poiché sa meglio di me che da che mondo è mondo esistono gli pseudonimi e scrivere sotto pseudonimo è perfettamente legittimo (e risponde a un ventaglio di esigenze che è inutile elencare), a patto che il direttore conosca la vera identità dell'autore.
Allo stesso modo, spiace molto constatare la sua caduta di stile finale, dove insinua una “anomalia” nella società editrice di Cremona Libera. Trovo la sua affermazione grave, arrogante e per nulla libertaria. Come ho scritto nel primo editoriale (che lei certamente non ha letto ma che trova qui, se vuole), l'editore di Cremona Libera si sostanzia in un piccolo gruppo di imprenditori e professionisti svincolati da associazioni o gruppi di potere, che per ragioni assolutamente legittime (legate anche alla libertà stessa di questo giornale) preferisce non comparire con nomi e cognomi.
Vede, Senatore, il fatto che i nostri editori non siano espressione delle principali categorie economiche del territorio non rappresenta un limite, bensì un elemento di indipendenza: significa libertà da condizionamenti, autonomia di giudizio e capacità di osservare le dinamiche locali con uno sguardo libero e non vincolato da interessi di parte. È proprio questa distanza che ci consente di contribuire al confronto pubblico in modo autentico, critico e responsabile.
La libertà di opinione, anche quando assume toni critici, è esercizio legittimo di indipendenza. Ed è proprio questa indipendenza che svolge una funzione essenziale: contribuire ad arginare ogni possibile forma di arroganza del potere, ricordando che nessun ruolo pubblico può sottrarsi al confronto, alla verifica e, quando necessario, alla critica. È proprio questa libertà che consente al dibattito democratico di rimanere vivo, plurale e autentico.
Bene ha fatto, in questo senso, a rivolgersi a me: in veste di direttore non ho alcun problema a confrontarmi apertamente. A patto che non si metta in dubbio la buona fede del giornale e dei suoi collaboratori, dei quali rispondo in prima persona.
Un cordiale saluto.
Direttore responsabile di Cremona Libera
Federico Centenari
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