Editoriale

14 feb 2026
Degli Angeli Marco

Destra e sinistra due facce della stessa medaglia? Prosegue il serrato confronto tra il nostro Degli Angeli e l'ex sindaca di Crema, Stefania Bonaldi

Una premessa per chi si fosse perso i passaggi precedenti. Pochi giorni fa il "nostro" Marco Degli Angeli (foto in alto), partendo da una notizia di attualità (relativa all'assoluzione dell'ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti) ha scritto un commento attraverso il quale ha allargato il tema al panorama politico nazionale e locale, arrivando ad accostare, sotto molti profili, determinati atteggiamenti del centrodestra e del centrosinistra.

Non a caso ho titolato il commento dell'amico e collega Marco "Il Pd, l'assoluzione dell'ex sindaco Uggetti e la riabilitazione postuma di Berlusconi: quando destra e sinistra si riflettono l’una nell’altra" (lo trovate qui).

A stretto giro e non senza piacere ho ricevuto la replica, pacata e costruttiva, di Stefania Bonaldi, già sindaca di Crema e attualmente componente della segreteria nazionale del Pd (qui l'intervento).

Volentieri ho dato spazio a Stefania Bonaldi, un po' perché è persona che ho sempre umanamente stimato, ma soprattutto perché il confronto costruttivo - anche laddove aspro, sebbene non sia questo il caso - è esattamente ciò che Cremona Libera cerca di promuovere. Ben venga, dunque, il dibattito, su questo così come su qualsiasi altro tema utile per la città e per i lettori, affinché ognuno possa avere gli strumenti per costruirsi una propria opinione.

E' dunque con questo spirito che pubblico la controreplica di Marco. Con la speranza non di innescare un botta e risposta infinito (questo devo pur dirlo, seppure sorridendo), bensì con l'auspicio di mettere a confronto due visioni e due punti di vista molto distanti ma in entrambi i casi argomentati e civilmente esposti.

E' ben questa l'impostazione che ho voluto e che voglio dare a questo giornale: non solo un mezzo di informazione ma soprattutto una piattaforma di confronto civile, costruttivo e profondo al servizio dei cittadini. L'esatto opposto di ciò che è diventata l'agorà odierna, vale a dire i social media.

f.c.

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Gentile Stefania Bonaldi,

la ringrazio sinceramente per la replica. È sempre positivo che su temi così delicati si apra un confronto pubblico, franco e documentato. Proprio perché condivido l’esigenza di serietà, mi permetto di ribadire — con rispetto ma con fermezza — il senso del mio articolo, che ritengo non sia stato colto nel modo corretto.

1. Sul parallelo tra le due vicende

Non ho mai sostenuto un’equiparazione tra la posizione giudiziaria di Silvio Berlusconi e quella di Simone Uggetti. Ho scritto esplicitamente che i piani giudiziari sono diversi per natura, dimensione e contesto.

Il parallelo riguardava un altro livello: l’atteggiamento politico e mediatico. Nel primo caso, una decisione della Corte di Cassazione di natura processuale è stata presentata come “assoluzione” sostanziale.

Nel secondo, una sentenza assolutoria fondata sull’art. 131-bis c.p. è stata narrata come prova di una “mala giustizia” sistemica.

Il punto non è l’identità dei fatti, ma la somiglianza nella costruzione narrativa: spostare il baricentro dall’accertamento giudiziario alla delegittimazione del sistema.

2. Sulla particolare tenuità del fatto

Ha ragione quando afferma che la particolare tenuità del fatto non equivale a un’ammissione di colpa. Non l’ho mai sostenuto. 

Ho scritto — e confermo — che è il giudice a stabilire:
- la sussistenza del fatto,
- la sua attribuibilità all’imputato,
- la non punibilità per particolare tenuità dell’offesa.

Le motivazioni della Corte d'Appello di Milano parlano di “materialità del fatto pienamente accertata”. Questo non è un giudizio morale né politico: è un dato processuale.

A ciò si aggiunge un elemento che lei non richiama: lo stesso Uggetti, come ricostruito anche da Gianni Barbacetto sulla base degli atti, ammise di aver forzato la procedura, rivendicandone la finalità “per il bene della città”. È una posizione difensiva comprensibile sul piano umano, ma non cancella il fatto.

3. Custodia cautelare e gogna mediatica

Sul tema della custodia cautelare e della spettacolarizzazione mediatica possiamo trovare un terreno comune. È un problema reale.

Ma è altrettanto vero che l’arresto fu disposto dal gip sulla base di esigenze cautelari specifiche: rischio di inquinamento probatorio e tentativi di distruzione di documenti. Non fu una misura simbolica o arbitraria.

Se si vuole discutere seriamente di riforme, bisogna farlo partendo dai fatti concreti, non dalla loro riscrittura selettiva.

4. Il nodo politico: abuso d’ufficio e Severino

Lei afferma che il Partito Democratico si è opposto all’abolizione dell’abuso d’ufficio. È vero sul piano formale parlamentare.

Ma è altrettanto vero che, negli anni precedenti, una parte significativa di amministratori e dirigenti dell’area riformista ha promosso con forza:
- la revisione e in alcuni casi l'abolizione  dell’abuso d’ufficio,
- la modifica della legge Severino,
- una riduzione delle responsabilità penali dei sindaci.

Ricordo l’incontro di Lodi del 2021, con sindaci come Giorgio Gori, lei stessa, e Federico Pizzarotti, in cui si parlò esplicitamente di revisione delle responsabilità penali dei sindaci e dell’abuso d’ufficio. Pizzarotti definí l'ente anticorruzione come un terribile mostro a 2 teste, che in modo subdolo, si permette, pensate un po', di dire se un sindaco ha rispettato o meno la legge ed i principi di trasparenza.

Fosse stato per lui  l'Autorità Nazionale Anticorruzione sarebbe già stata abolita.

Ricordo le dichiarazioni di Matteo Ricci che parlò di “battaglia vinta” sull’abuso d’ufficio e di patto con i sindaci per rivedere la Severino.

Ricordo le posizioni di Antonio Decaro, allora presidente ANCI, che chiedeva modifiche strutturali alla Severino indipendentemente dall’esito referendario.

Ricordo il sostegno pubblico di amministratori come Antonio Falcomatà, direttamente interessato dalla sospensione.

E ricordo che alla Camera un ordine del giorno per modificare la Severino, prima firmataria Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del PD, è passato con i voti di Forza Italia e Lega. Non è un’opinione: è un voto parlamentare.

Questi elementi mostrano che una parte rilevante del gruppo dirigente democratico ha sostenuto negli anni una linea garantista molto avanzata sulle responsabilità penali degli amministratori locali.

Che poi l’abolizione dell’abuso d’ufficio sia stata realizzata dall’attuale maggioranza non cancella il fatto che quel clima culturale fosse stato preparato anche da pressioni interne al centrosinistra.

Questa pressione politica è stata reale e documentata. 

È questo il punto che continuo a ritenere politicamente problematico: la narrazione del “sindaco capro espiatorio” è diventata negli anni una leva per depotenziare strumenti di prevenzione.

Si può discutere di correttivi, ma negare che questa dinamica sia esistita significa ignorare un pezzo di realtà politica recente.

5. Sulla responsabilità dei sindaci

Condivido che esista un problema di chiarezza tra responsabilità politica e gestione amministrativa. È un tema serio.
Ma non possiamo trasformare ogni indagine in una persecuzione e ogni misura cautelare in una pena anticipata illegittima. In uno Stato di diritto le responsabilità si accertano caso per caso, non per appartenenza politica.

6. Il punto di fondo

Il mio articolo non era un attacco personale né un’“operazione suggestiva”.

Era — e resta — un richiamo alla necessità di:
- leggere le sentenze per ciò che dicono,
- evitare narrazioni autoassolutorie,
- non usare casi simbolici per costruire piattaforme di delegittimazione della magistratura.

Se oggi destra e sinistra si accusano reciprocamente di giustizialismo o garantismo a convenienza, è proprio perché entrambe, in momenti diversi, hanno ceduto alla tentazione di usare la giustizia come terreno identitario.

Il confronto è utile. Le repliche sono legittime. Ma i fatti restano fatti, e su quelli credo sia doveroso mantenere un’analisi rigorosa, anche quando è scomoda per il proprio campo politico.

Marco Degli Angeli

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